Il lockdown non ferma i vandali antifà, imbrattata ex sede del Msi

La vergognosa scritta comparsa sulla saracinesca dell'ex sede del Msi di via Assarotti: "10 100 1000 Acca Larenzia"

Lo sciacallaggio non si ferma neppure di fronte alla pandemia. Non ci sono decreti in grado di arginare la stupidità umana. E così può succedere che qualcuno si senta autorizzato ad uscire di casa solo per dare sfogo alla propria frustrazione. Solo per vandalizzare una ex sede del Movimento Sociale Italiano.

È il caso della storica sezione Monte Mario di via Ottavio Assarotti, tra Ottavia e Trionfale, ripetutamente imbrattata da quando è iniziato il lockdown. La sede, una delle prime ad aprire i battenti in città, è stata bersagliata in due occasioni. La prima, due notti fa, quando sulla serranda tricolore sono comparse falce e martello e accanto la scritta "10 100 1000 Acca Larenzia". Il riferimento è un'altra sede, quella nel quartiere Tuscolano, dove il 7 gennaio del 1978 vennero assassinati Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Franco e Francesco, di 20 e 18 anni, caddero in un agguato rivendicato dai "Nuclei Armati di Contropotere Territoriale". Mentre Stefano, di 19 anni, venne colpito da un proiettile esploso qualche ora più tardi durante gli scontri con le forze dell'ordine. Una strage figlia degli anni in cui uccidere un fascista non era reato, per cui nessuno ha pagato. Ebbene, sembra proprio che ci sia qualcuno che vorrebbe ripotare in auge quella stagione funesta.

Ieri notte, invece, si è verificato un nuovo raid. Stavolta è stata vandalizzata la targa dedicata al fondatore della Monte Mario, ferito nel 1976 da un gruppo di estremisti di sinistra durante un comizio missino a piazza Santi Apostoli. A denunciare gli atti vandalici sono i frequentatori del circolo che, negli anni, è diventato un luogo d'incontro per vecchie e nuove generazioni di militanti della destra sociale. I più giovani sono i ragazzi di "Magnitudo Italia", che utilizzano i locali di via Assarotti per raccogliere e smistare gli aiuti alimentari da destinare alle famiglie in difficoltà. Il loro portavoce, Francesco Capasso, di appena 21 anni, racconta: "Quello che è accaduto ci ha lasciato sgomenti, in un periodo come questo, dove tutti dovremmo convergere e mettere da parte le divisioni, c'è chi perde ancora tempo a giocare agli Anni di Piombo". "Di certo - assicura - non ci lasciamo intimorire".

È dello stesso avviso anche la "vecchia guardia" della sezione. A parlare per tutti è Giovanni Pili, che di anni di militanza alle spalle ne ha quasi quaranta. "Questa è sempre stata una sezione di frontiera, siamo circondati da quartieri storicamente rossi e in altri anni hanno provato a cacciarci di qui con bombe e attentati, non sarà certo una scritta a spaventarci", dice. E aggiunge: "Il fatto che abbiano aspettato il coprifuoco per sciacallare la sede la dice lunga sulla vigliaccheria di chi ha agito".

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