Cronaca locale

"Paga o ti levo la patente", ma il finto agente era il re della truffa

Nelle sue azioni criminali si spacciava per un uomo delle forze dell'ordine. Durante la truffa spillava centinaia di euro alle vittime. Condannato a due anni di carcere

"Paga o ti levo la patente", ma il finto agente era il re della truffa

Di casi come questo ne accadono moltissimi nella città di Roma. Sono criminali. Persone furbe e svelte che scelgono con attenzione le loro vittime, preferendo uomini o donne deboli e facili da raggiare. Sono i truffatori degli specchietti. Dopo il finto urto si presentano come marescialli dei carabinieri o della polizia. Chiedono ai malcapitati di saldare immediatamente il debito legato al danno subito, altrimenti minacciano il ritiro della patente.

Questa è la storia di un ragazzo ventisettenne, italiano, di etnia sinti. Di colpi ne ha messi in atto due in pochi giorni. E ieri, per quella in cui è stato colto sul fatto, è stato condannato a due anni di carcere, grazie al rito abbreviato che gli ha garantito uno sconto sulla pena. La vittima un ottantaduenne romano, originario di Vallinfreda, derubato e truffato in via Ugo Ojetti a fine gennaio. Nel quartiere Talenti.

Il pensionato era alla guida della sua auto quando ha avvertito un leggero urto sulla portiera. Un giovane su uno scooter gli ha subito intimato di fermarsi: “Non vedi che mi hai graffiato lo scooter. Non te ne vorrai andare... Ecco, sono un agente di polizia, un maresciallo. Vuoi che ti ritiro la patente di guida?”. L’anziano, seppure titubante si spaventa, soprattutto davanti alla minaccia di ritrovarsi senza patente. Documento di cui lui ha bisogno. Dopo la finta telefonata a un negozio di ricambi meccanici, il falso poliziotto dice all’anziano che il danno è di 182 euro. E visto che il pensionato non ha abbastanza soldi nel portafogli viene scortato fino al bancomat più vicino.

Nel tragitto la somma richiesta raddoppia a oltre 350 euro. Di fronte alla banca la vittima si accorge che gli è sparito il telefonino e allora comincia ad agitarsi. Dei passanti avvertono la polizia. Quella vera. Al truffatore, all’arrivo della volante, non resta che cercare di scappare. Ma non è finita qui questa storia strampalata, all’ordine del giorno nella capitale. Nel tentativo di fuga perde lo smartphone appena rubato. Nelle tasche ha otto gessetti, per fingere le rigature sulle carrozzerie. Nel portaoggetti del ciclomotore schegge di asfalto e di paraurti, una carta vetrata e un cacciavite.

Tutto l’armamentario del professionista dei falsi incidenti. Le indagini lo portano all’identificazione per un altro raggiro fotocopia, commesso in veste di carabiniere. Il soggetto, secondo le forze dell’ordine, annovera diversi precedenti di polizia. Non ha mai lavorato, facendo ipotizzare che tragga fondamento quasi esclusivamente dall’attività criminale.

Ingannava ingenui automobilisti con una tecnica ben rodata. Faceva soldi facili. Senza remore. Un gessetto, della carta vetrata, dei frammenti di fanalino, un fantomatico tesserino da poliziotto e un telefono cellulare con la schermata danneggiata. Ecco tutto ciò di cui aveva bisogno. Ora questo re della truffa è stato assicurato alla giustizia.

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