Quelle strisce pedonali isolate: "Per attraversare si scavalca il guardrail"

A pochi chilometri dal luogo del tragico incidente in cui hanno perso la vita Gaia e Camilla, i residenti di Grottarossa sono costretti a percorrere a piedi via Flaminia rischiando di essere travolti dalle auto per raggiungere le strisce pedonali

Lungo la via Flaminia le macchine hanno ripreso a sfrecciare. Valerio cammina sul ciglio della strada guardandosi le spalle. Ha appena scavalcato il guardrail, e procede a passo svelto in direzione della fermata dell'autobus. Non è un pazzo, né uno spericolato in cerca di adrenalina. È un ingegnere sulla quarantina che vive nel complesso residenziale Papillo, in zona Grottarossa. Lui la definisce una "enclave". È una porzione di città incastonata tra il parco naturale di Veio e l'antica consolare. Una collocazione suggestiva, certo, ma anche estremamente scomoda.

Il primo centro commerciale lo vedi dalla finestra, dista solo qualche centinaio di metri, eppure raggiungerlo è una vera e propria impresa. Basterebbe un semaforo pedonale per agevolare l'operazione, ma non c'è. O meglio, non nelle vicinanze. Per uscire dal confinamento, sbrigare qualche commissione o prendere l'autobus bisogna spingersi fin sul bordo della Flaminia dove le auto sfrecciano ad alta velocità.

"Non c'è un marciapiede, né un attraversamento che serva questa zona residenziale che da qualche anno si è popolata di decine di famiglie, e così, alla faccia della tanto sbandierata mobilità sostenibile, chi si muove a piedi o in bicicletta è praticamente isolato dal resto della città", denuncia Valerio De Masi, presidente del Comitato Fattoria Grottarossa. Il solo modo per oltrepassare il muro invisibile che corre lungo la Flaminia è ad un centinaio di metri dalle case, in prossimità di un camping.

"Lì ci sono le strisce, ma per raggiungerle siamo costretti a rischiare la vita", racconta. Una pratica pericolosa, che va avanti da quando sono state costruite le prime palazzine. Valerio lo sa bene. Nel 2009 è stato uno dei primi ad essersi trasferito in questa terra di mezzo. "Cercavo un posto che fosse vicino alla città e al tempo stesso lontano dal caos, invece mi sono ritrovato incastrato in una riserva indiana", si sfoga. Mentre ci parla il viavai dei residenti che si avventurano al di là del guardrail è continuo.

"Io sto andando a lavoro", racconta un ciclista. "Non è il massimo della sicurezza, lo so, ma così arrivo in ufficio in cinque minuti, mentre in auto ci metterei almeno mezz'ora", aggiunge poco prima di spingersi lungo la consolare. Non è il solo. Dopo di lui è il turno di due adolescenti, due ragazzini che avranno sì e no quindici anni. Skateboard in spalla si dirigono verso la fermata dell'autobus. "Avranno l'età di Gaia e Camilla", tuona Giorgio Mori, consigliere di Fratelli d'Italia in XV Municipio.

Il riferimento è alle due sedicenni travolte da un'auto lo scorso dicembre dopo aver scavalcato il guardrail di Corso Francia. Una tragedia che si è consumata solo a qualche chilometro da qui. Lì adesso il Comune ha installato delle barriere anti-scavalco. "Quando si decideranno ad intervenire anche qui? Cosa aspettano, che si faccia male qualcuno?", domanda polemico Mori. "Quello di edificare senza prevedere adeguate opere di urbanizzazione è un vecchio malandazzo che prosegue ancora oggi", attacca anche Luisa Petruzzi, consigliera municipale passata al gruppo misto dopo aver militato nelle file del M5S.

"Spetterebbe ai costruttori, in base agli accordi con il Comune, la realizzazione a scomputo delle opere di urbanizzazione, ma - denuncia - troppo spesso ciò non avviene". Nel frattempo, il quartiere continua a crescere, verranno edificate nuove palazzine, arriverà nuova gente. E in tanti si domandano se e quando le cose cambieranno. "Vogliamo un marciapiede e un ponte pedonale che consenta di attraversare in sicurezza", dicono dal comitato di zona. "Altrimenti - è il monito - qui c'è il serio rischio che si verifichi l'ennesimo incidente mortale".

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