Sfratto al Caffè Greco, Sgarbi: "Meglio chiudere il Parlamento"

Il critico d'arte offre la colazione ai romani per protestare contro la chiusura dello storico bar della Capitale. Lo sfratto viene rimandato ma è ancora scontro tra la società e i proprietari delle mura

Sfratto al Caffè Greco, Sgarbi: "Meglio chiudere il Parlamento"

Alda D’Eusanio, Anna Falchi, Valeria Marini, Fulvio Abate e Vittorio Sgarbi. Politici, vip, attori e personalità del mondo della cultura. Tutti si sono stretti attorno all’Antico Caffè Greco di via Condotti, per scongiurare l'eventualità di uno sfratto esecutivo, che per il momento è stato rinviato al prossimo gennaio.

La vicenda "Caffè Greco"

“Il caffè è gratis, oggi offre Sgarbi” è il mantra che la barista ripete davanti ai clienti che, col portafoglio in mano, si accingono a pagare. Il critico d’arte, nei giorni scorsi, aveva annunciato che si sarebbe mobilitato in prima persona a difesa dello storico locale romano, nato nel lontano 1760, e che da alcuni anni è al centro di una diatriba legale tra l’Ospedale Israelitico, proprietario delle mura, e Flavia Tozzi che da 12 anni detiene il marchio dell’Antico Caffè Greco assieme alle opere d’arte (dal valore inestimabile) che lo rendono famoso in tutto il mondo. L’Israelitico chiede che il canone d’affitto passi dagli attuali 17mila euro mensili ad una cifra astronomica: 120mila euro al mese. “La nostra attività è legata indissolubilmente alle mura e quindi non possiamo ribellarci a quella che sembra una vera e propria estorsione", commenta ai nostri microfoni Carlo Pellegrini, amministratore delegato del Caffè Greco e marito della Tozzi che respinge con forza i rumors che vedrebbero dei grandi brand internazionali interessati a prendere il suo posto. “Se Moncler o Dior sono interessati al brand ‘Caffè Greco’ devono parlare con me, non con l’Ospedale Israelitico”, chiarisce comunque. E, dal canto suo, propone due soluzioni: "O ci si mette d’accordo su un equo compenso oppure una delle due proprietà cede i propri beni all’altra. In sintesi, l’Ospedale potrebbe vendere le mura o, in alternativa, acquistare il brand dalla proprietaria Tozzi.

Sgarbi: "Chiudete il Parlamento, ma non il Caffè Greco"

Nell’attesa di una soluzione definitiva, l’ufficiale giudiziario che si è presentato intorno alle 10 di ieri mattina ha stabilito che, salvo ennesimi colpi di scena, lo sgombero avverrà il prossimo 29 gennaio. Per il 14 novembre, invece, è atteso il pronunciamento del Tar sull'appello contro lo sfratto. “Il giudice deve comportarsi come quando una coppia si separa, anche se i due ex coniugi dovrebbero più intelligentemente trovare una soluzione”, ha osservato Vittorio Sgarbi, promotore della mobilitazione di questi ultimi giorni che è arrivato nel pomeriggio di martedì al Caffè Greco, ribadendo la necessità che lo storico locale resti aperto. “Meglio chiudere il Parlamento che il Caffè Greco - è la provocazione del critico d'arte - il Parlamento è luogo di tre o quattro stelle, mentre questo è un luogo di libertà”. E non risparmia stoccate alla sindaca Virginia Raggi: "Da quando c'è lei a Roma non funziona nulla". Per Sgarbi “il Caffè Greco è come una biblioteca parlante”, un luogo che “luogo parla di una verità della storia, e la storia non può essere cancellata”.

Il sostegno della politica e della cultura

Una presa di posizione che è stata condivisa da esponenti politici sia di centrodestra sia del Pd, mentre non una parola è arrivata dal sindaco Virginia Raggi o dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. “Bisogna che la proprietà si renda conto che non ci può essere una speculazione con cifre che sono compatibili con una normale attività, questo è un luogo storico, un punto di ritrovo e l’incontro con la cultura che questi locali offrono va salvaguardato”, dice il senatore Maurizio Gasparri che, in mattinata, è passato a esprimere la sua solidarietà per un luogo che “fa parte della storia della città”. Per Luigi Zanda, senatore del Pd “il caffè Greco è come l’impronta digitale di Roma, e bisogna conservarlo a tutti i costi”. "Franceschini sa fare il suo lavoro e - promette - il Caffè Greco avrà tutta l'attenzione che merita". Madrina della maratona anti-sfratto durata due giorni è stata Sara Manfuso che ha fatto da padrona di casa per i vip che hanno rivissuto il loro legame affettivo col Caffè Greco. Tra loro Valeria Marini, che ha ricordato la sua prima intervista qui con Bruno Vespa, Anna Falchi che ha rivelato come quando era una ragazza in cerca di fortuna si limitava a bere un caffè in un luogo così ricco di storia, e Alda D’Eusanio che, invece, ha invocato un risveglio della “autostima” italiana. Anche lo scrittore Fulvio Abbate ha partecipato all'evento ricordando De Chirico che disegnava i suoi bozzetti seduto ai tavolini del bar di via Condotti.

Gli appelli al sindaco e a Franceschini

L’ex deputato di Forza Italia Amedeo Labocetta ricorda come da qui sia passata “la storia culturale di tutto il mondo: Casanova, Wagner, Beethoven e tanti altri”. “Come si fa - aggiunge - a non tutelare una realtà come questa?". I politici si chiedono perché il ministro dei Beni Culturali non abbia ancora intrapreso un’iniziativa ufficiale. A spiccare è anche il silenzio della sindaca. Stefano Tozzi, capogruppo di FdI nel I Municipio, chiede che la Raggi intervenga "con una procedura di esproprio delle mura". Federico Mollicone, deputato dello stesso partito si appella invece al ministro “affinché sia apposto un vincolo specifico per tutelare questo museo vivente”. Fabrizio Cicchitto, ex deputato Forza Italia, ammonisce: “La chiusura del Greco sarebbe un colpo di grazia finale per una città che si sta progressivamente deteriorando". Se da un lato i bar storici rischiano, nella migliore delle ipotesi, di dover cambiare faccia, dall'altro le vie del centro continuano a riempirsi di minimarket. Ma per i bazar e le occupazioni abusive in molti sono disposti a chiudere un occhio.

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