Spazzacorrotti, ora alcuni imputati di Mafia Capitale potranno uscire dal carcere

Tra le conseguenze della sentenza della Corte Costituzionale che oggi ha bocciato gli effetti retroattivi della legge Spazzacorrotti potrebbe esserci l'uscita dal carcere di alcuni dei protagonisti dell’inchiesta "Mondo di mezzo"

Tra gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale che oggi ha sancito l’illegittimità degli effetti retroattivi della legge Spazzacorrotti potrebbe esserci anche l'uscita dal carcere di alcuni dei protagonisti dell’inchiesta "Mondo di mezzo".

Per lo scandalo di Mafia Capitale, sui legami tra politica e criminalità organizzata a Roma, sono finite dietro le sbarre 32 persone. Molti di loro, quelli che avrebbero avuto la possibilità di beneficiare di pene alternative, proprio per effetto della legge Spazzacorrotti si sono ritrovati a scontare la pena in cella.

Ora che la Consulta ha stabilito che la norma non può essere applicabile ai reati commessi prima della sua entrata in vigore, potrebbero chiedere di essere trasferiti ai domiciliari diversi imputati. Tra loro c’è l’ex dirigente della Regione Lazio, capo del Dipartimento delle Politiche Sociali della Regione Lazio, Guido Magrini, condannato a tre anni, l’ex presidente dell’Assemblea Capitolina, Mirko Coratti, che deve scontare quattro anni e sei mesi, l’ex presidente dem del municipio di Ostia, Andrea Tassone, condannato a 5 anni e l’ex esponente di Forza Italia, Giordano Tredicine, che sta scontando due anni e sei mesi.

Nelle prossime settimane, insomma, si prevedono raffiche di istanze da parte dei legali per la scarcerazione dei propri assistiti e la concessione dei benefici penitenziari. Compreso quello di un avvocato 74enne condannato a tre anni e due mesi per corruzione in atti giudiziari per il quale si erano aperte le porte del carcere un anno fa proprio per la Spazzacorrotti. A chiedere alla magistratura di applicare "subito le pene alternative al carcere per i detenuti di Mafia Capitale privati della libertà per reati amministrativi sanzionabili altrimenti" è stato il senatore azzurro, Francesco Giro.

Dal governo e dal Movimento 5 Stelle, invece, arrivano appelli a non strumentalizzare la sentenza della Consulta. "Rispetto la decisione della Corte costituzionale, ora aspettiamo le valutazioni, ma dal comunicato si evince che la Corte chiarisce che una parte della legge Spazzacorrotti, quella che riguarda l'irrigidimento dell'accesso ai benefici penitenziari, non si può applicare retroattivamente", ha commentato il Guardasigilli, Alfonso Bonafede.

"Voglio tuttavia chiarire – ha aggiunto il ministro della Giustizia - che non c'era una norma della legge Spazzacorrotti che diceva che si doveva applicare retroattivamente, quella era una interpretazione che facevano i giudici, c'era un indirizzo giurisprudenziale su cui adesso la Corte interviene stabilendo che quella parte di norma non può essere applicata retroattivamente". "Oltre ad essere senza dubbio costituzionale, la legge Spazzacorrotti il più avanzato strumento di contrasto al malaffare che l'Italia abbia mai avuto", hanno ribadito i deputati del Movimento 5 stelle in commissione Giustizia alla Camera.

Commenti

fifaus

Ven, 14/02/2020 - 10:36

Non ho mai avuto simpatie per il Cavaliere, ma pare che la retroattività di una legge sia potuta valere solo per lui...