Termoscanner, mascherine e niente passeggiata in spiaggia: così sarà la nostra estate

Ingressi su prenotazione, termoscanner all'entrata e divieto di passeggiare sul bagnasciuga: ecco quali potrebbero essere le novità sulle spiagge italiane. Ma i balneari denunciano: "Dal governo ancora non ci dicono quando e come riaprire"

Termoscanner, mascherine e niente passeggiata in spiaggia: così sarà la nostra estate

Ingresso su prenotazione, termoscanner all’entrata, distanziamento sociale anche sotto gli ombrelloni, mascherina nelle aree comuni e addio alla intramontabile passeggiata sulla battigia. Per ora non ci sono ancora regole certe, ma queste potrebbero essere alcune delle novità che, secondo gli imprenditori della balneazione, caratterizzeranno la prima estate Covid.

Di sicuro c’è che sarà "una stagione anomala". L’era del distanziamento sociale è appena iniziata, e questo è l’anno zero. Nessuno si azzarda a fare previsioni. Federbalneari preme per la riapertura ma, almeno nel Lazio, il governatore Nicola Zingaretti prende tempo. "Non escludo nulla, ma prima la sicurezza per non dover richiudere poi", ha detto ieri in conferenza stampa, annunciando una "modifica della stagione balneare per consentire il ritorno in spiaggia in totale sicurezza". A lavoro per mettere a punto il piano per la ripartenza c’è l’assessore allo Sviluppo Economico, Paolo Orneli, che ieri ha incontrato le associazioni di categoria.

Ma sul litorale romano, gli operatori del settore, non si fanno illusioni. "Sicuramente si andrà a finire dopo il due giugno, per evitare assembramenti durante il ponte", prevede Michele De Fazio dello stabilimento La Bonaccia. Anche lui, come i suoi colleghi, si sta attrezzando in vista della fase due: "Ho appena acquistato il termoscanner, lo consegneranno a giorni". "Dal governo – aggiunge – non ci hanno ancora dato nessuna direttiva, brancoliamo nel buio". E ogni giorno di incertezza costa caro.

Secondo le stime di Federbalneari la perdita dell’intero settore in Italia per il 2020 sarà di 30 miliardi di euro. Una cifra da capogiro che spaventa chi da anni gestisce le spiagge. "Ne abbiamo viste di stagioni brutte, con maltempo o divieti di balneazione, ma non eravamo pronti ad un evento di questa portata e ora ho paura", ci confessa Michele. L’impresa per lui è come una seconda famiglia. "Sto dando una mano personalmente ai nostri dipendenti storici, ma non possiamo reggere per molto – aggiunge – qui siamo circa sessanta concessionari, se non si riparte entro la metà di giugno un buon 30 per cento sarà costretto a portare i libri in tribunale".

"Il governo ci deve dire come dobbiamo organizzarci per riaprire, altrimenti se non ci mettono in condizioni di lavorare chiudiamo", si sfoga Pasquale Lubrano, ristoratore di origini partenopee. "Se non moriamo di Covid, ci toccherà morire di fame", ci dice mentre sfoglia pile di bollette. "Siamo pieni di spese, ma dove li prendiamo i soldi per pagare?", si lamenta. Il suo ristorante, La Capannina, è un’istituzione ad Ostia. Ma il futuro ora è un punto interrogativo. "Purtroppo siamo in una fase di totale incertezza, il governo ancora non ci ha detto quando riapriremo e soprattutto come", denuncia l’avvocato Andrea De Fonte, presidente del Comitato Balneari Ostia.

"Ci aspettiamo - aggiunge - che ci siano delle misure semplici, facili da rispettare, e che non ci sia troppa burocrazia". Per ora si parla del divieto di spostarsi da uno stabilimento all’altro per evitare assembramenti. E quindi, almeno per quest’anno, forse si dovrà rinunciare alle passeggiate sul bagnasciuga. Per assicurarsi un lettino, poi, bisognerà prenotare, come al ristorante. No invece alle barriere in plexiglass. "La gente non va mica al mare per stare in gabbia", dice il portavoce dei balneari di Ostia che azzarda una previsione per la stagione ormai alle porte: "Almeno ad oggi non c’è la possibilità di spostarsi da una regione all’altra, quindi sarà un’estate fatta in casa".

Intanto le associazioni di categoria chiedono di "rendere fruibili anche agli imprenditori balneari le misure di accesso al credito già predisposte per le altre categorie economiche" e "di sostenere l'adeguamento dell'Iva al 10 per cento da estendere anche al comparto del turismo balneare" per cercare di tamponare gli effetti di una crisi senza precedenti.

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