La rossa Toscana soccorre Capalbio: 200mila euro per la spiaggia dei vip

Che volete, sono calamità naturali. Sposti l’accento e scopri che la calamita naturale della sinistra chic da quella notte di maggio non è più la stessa. Anzi, Capalbio non c’è più. Erosa, sprofondata, sparita. La catastrofe per i leader di tutte le stagioni rosse non è il naufragio dei consensi, una volta tanto, semmai un fenomeno che avanza altrettanto inesorabile da lustri. Colpa del mare che si divora il tratto di costa preferito dai lettori vip dell’Unità. E come se non bastasse, due settimane orsono, ha fatto crollare pure la terrazza delle chiacchiere imbevute di champagne, sopra il mitico stabilimento «Ultima spiaggia», ironia della sorte.
La questione andava affrontata con la massima tempestività: in ballo c’erano le ferie di Rutelli e consorte Palombelli, le letture al sole del professor Asor Rosa; la prova costume di Veltroni e Fassino e un’occhiata fugace al topless della Gruber, le pedalate sudate del Romano nazionale (Prodi); le sieste sul bagnasciuga di Claudio Petruccioli; addirittura un faccia a faccia in sdraio con Victoria Cabello che t’intervista a modo suo Jovanotti e magari riesce pure a spalmargli la crema solare... Scenari da leggenda metropolitan-balneare inabissatisi per colpa del tempaccio di questa primavera: «c’è mare grosso, governo ladro!», avrebbero considerato i vacanzieri di cui sopra. L’incubo di venire liquidati perfino dai paparazzi. Perciò la giunta comunale del sindaco Luigi Bellumori ha ravvisato gli estremi della «somma urgenza». All’allarme ha risposto la Regione Toscana del democratico Enrico Rossi, che ha aperto la borsa e sganciato 200mila euro necessari ai lavori di recupero del litorale del Chiarone, si badi bene «con un’intesa Regione-Provincia di Grosseto, permettendo di superare il vincolo imposto dal patto di stabilità con un allungamento enorme delle tempistiche di liquidazione dell’intervento».
Per gli amministratori nelle terre del cinghiale tale procedura d’emergenza è giustificata dallo «stato di pericolo esistente alla balneazione e alle strutture turistico ricettive». Peccato che gli avventori vip di Capalbio, meno avvezzi a sgusciare ostriche con i piedini smaltati affondati nella sabbia rispetto alle first lady del gotha progressista, non riconoscano affatto il clima da codice rosso. Infatti - spiegano - si potrebbe fare il bagno tranquillamente anche dagli scogli, oppure basta una passeggiata e si trova un pezzo di spiaggia ancora integro, senza stare a fare troppo i raffinati. Appunto. Nulla da fare, la conferenza di servizio di lunedì tra enti locali e soprintendenze per il paesaggio ha messo in moto il cantiere. Tra le soluzioni prospettate da Comune, Regione e Provincia per salvare la tintarella del potere post-sessantottino c’è la messa in posa di un geotubo sommerso a riva per «preservare il sistema dunale» come scrivono i tecnici, oltre al riversamento di 10mila metri cubi di materiale sabbioso così da ripristinare ombrelloni e lettini. Quanto alla famosa terrazza sprofondata ai livelli del Pd di Bersani, l’idea guarda un po’ è di «rifondare» l’Ultima spiaggia ricostruendo la terrazza da rotocalco in posizione più protetta e riparata dai marosi, meno protesa di prima verso il temibile Tirreno. La vista non sarà più quella dei tempi d’oro, ma conviene accontentarsi. Via libera allora alle dissertazioni sugli equilibri democratici tra una mano di burraco e una sfida a bocce. Il reality di Capalbio anche quest’anno potrà cominciare, direbbe Santoro, peccato che lui se la spassi in costiera amalfitana.
E proprio i big della sinistra, che nel clou dello scandalo sulla protezione civile urlavano nei salotti televisivi contro certa abitudine italica a scivolare nello «stato d’emergenza», adesso devono ringraziare chi ha decretato la «somma urgenza» per restituirle la sede estiva. Perché avviati i lavori sul set della Maremma, mito ormai sgualcito come quei teli dimenticati in balia della salsedine, in «dieci giorni» tutto sarà pronto - assicurano gli architetti. Niente ostruzionismi qui, ci mancherebbe, non siamo mica in Parlamento. Gli onorevoli in valigia hanno già le infradito.

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