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Rossi, dramma sfiorato e Mondiale finito

Accelerazione, cambio di direzione e poi la bestia impazzita, quel colpo di coda che disarcionerebbe un elefante e ti spara in alto. E poi a terra, le gambe che frustano l’asfalto, quella destra che cede, si spezza, tibia e perone, frattura esposta, sangue, pericolo d’infezione, di danni vascolari e muscolari. Il casco che nasconde il grido di dolore e la visiera, invece, che aperta dall’urto come una finestra fa sbirciare noi guardoni appassionati di moto e avventure rischiose. Valentino soffre, Valentino non si rialza per controllare con le mani sui fianchi la sua amata Yamaha traditrice riversa a terra. No. Valentino resta a terra, come la moto, e si tiene la gamba che se fosse un ciclista, un calciatore sarebbe lì, innaturalmente piegata, spezzata e sanguinante per via dell’osso che ne ha lacerato i tessuti. Invece lo stivale censura tutto, contiene e argina come una diga, impedendo certe occhiate ma non quelle che hanno mandato a mente il grido di dolore del nostro campione.
La lotta per il mondiale 2010 finisce qui. A pochi minuti dalla conclusione del turno di prove del mattino, anticamera di quella pole position che Vale, a casa sua, sulla sua pista, sarebbe andato certamente a prendere. Il mondiale 2010 finisce con Valentino Rossi, campione del mondo in carica, distante 9 punti dalla vetta occupata dal compagno Lorenzo. Un niente. Il mondiale 2010 termina con i soccorritori, l’ambulanza, il trasporto al centro medico del circuito. Termina con il dottorCosta da scriversi e pronunciarsi sempre tutto attaccato perché di mestiere riattacca e riaggiusta i piloti ma che stavolta non sa che dire: le ferite di Vale sono brutte, «non so ancora quando potrà tornare...». Ferite nascoste dal casco prima e dal sorriso pieno di dolore dopo, quando l’elicottero giallo, quasi fosse in onore del suo colore preferito, sta decollando per portare Valentino all’ospedale di Firenze, dove nel pomeriggio il primario del Cto, il professor Roberto Buzzi, dopo due ore e mezza d’intervento comunicherà che «è perfettamente riuscito e si prevede un riposo di circa 4-5 mesi».
Il mondiale 2010 finisce con le parole di saggia e calma speranza di papà Graziano perché «il momento del dolore è quasi passato e chissà che il rendersi conto che il motociclismo è uno sport un pochino cruento non gli faccia venir voglia di correre in F1... I tempi di recupero? Ci vorrà un mese o cinque non importa, adesso non c’è fretta». E poi e ancora le parole di sincera ammirazione e consapevolezza del compagno-rivale Jorge Lorenzo, conscio che ora non avrà concorrenti all’altezza nella sua scalata al titolo ma anche che tutto sarà meno bello e che «non sarà più lo stesso mondiale...».
Il resto è la paura per le complicazioni causa frattura esposta, ma nulla pare sia stato intaccato; il resto sono i timori d’infezione ma come diranno gli uomini della clinica mobile e anche i medici dell’ospedale «i soccorritori hanno lavorato benissimo». Il resto sono le parole di Valentino riferite dall’amico di sempre, Uccio Salucci, quando «entrando in sala operatoria ha detto “mi faccio mettere un chiodo e torno subito”». O quelle del suo manager e amico, Davide Brivio, ai tifosi: «Ci aspettano ancora degli anni insieme per dire ancora la nostra...». Questo l’obiettivo dichiarato, mentre la Yamaha dovrà comunque cercare un sostituto (chi dice Ben Spies, chi parla di collaudatori giapponesi). Su tutto, però, contano gli sguardi seri del dottorCosta e del professor Buzzi quando spiegano che Vale ora è in terapia subintensiva e resterà in ospedale una settimana.
Il mondiale 2010 finisce con il campione del mondo in un letto d’ospedale a soffrire e guarire e pensare al da farsi. Quattro, cinque, sei mesi a farsi curare dai medici e dalla tenera fidanzata conosciuta mesi fa a Pesaro.

Mesi anche di riflessione, per capire se tornare o affrontare nuove sfide.
Forza Valentino, forza ragazzi. Ha proprio ragione il nemico pubblico numero uno: Jorge Lorenzo. «Ma, adesso, senza di lui, che mondiale sarà?»

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