Il papà aveva unosteria a Carate Brianza e lui, Alberto Rossini, ha fatto le scuole serali di ragioneria a Monza. Riconoscendo di avere zoppicato parecchio in italiano ma di essere stato invece un fulmine in matematica. Ha iniziato a lavorare diciannovenne nellaziendina di meccanica del cognato specializzata in stampi per lamiere di metallo, una decina danni più tardi si è messo in proprio realizzando stampi per le materie plastiche. In un primo tempo nel settore dei casalinghi e dellarredamento, successivamente in quello automobilistico. Producendo paraurti, interni, frontali, ripari sottomotore. Poi col tempo è passato dalle utilitarie alle nicchie di mercato più alte, riuscendo a imporsi in un settore con una concorrenza spietata come è quello della componentistica per auto e fornendo le case più note, dalla Ferrari alla Maserati, dallAudi alla Bmw, dalla Porsche alla Renault sino allIveco. Oggi la sua azienda, la Rangerplast, è la numero uno in Italia con un ruolo di co-designer, di stretta collaborazione, con gli stilisti nella realizzazione dei prodotti. Tutto merito, ammette, «della nostra ricerca».
Alberto Rossini è un brianzolo doc che ama parlare nel dialetto della sua terra, è alto, corporatura robusta, capelli tutti bianchi, pieno di vitalità. E per quanto sia del 1936, quindi sia alle soglie della settantina, si alza ogni mattina alle cinque per leggere il giornale del giorno prima ma, chiarisce, «dalla prima allultima pagina» e soprattutto per leggere e rispondere alle numerose e-mail di lavoro che riceve in azienda dai vari angoli del mondo. «Così il lavoro è sempre sotto controllo» dice. Ma accanto al business, nutre anche una incredibile passione per larte contemporanea, dai dipinti alle sculture, al punto da avere collocato allingresso dellazienda, a Carate Brianza, un magnifico Vedova di tre metri per tre, e avere riempito di sculture limmenso giardino della sua villa, a Briosco, a due passi da Carate, trasformandolo in una stupenda galleria darte a cielo aperto.
Non solo colleziona opere di Cascella, Severino, Sironi, Fontana e del giapponese Nagasawa, tanto per citarne alcuni, ma gli piace anche il ruolo del mecenate, scoprendo nuovi artisti come Antonio Ievolella o sponsorizzandone altri, dal francese César, famoso per le sculture ottenute lavorando con speciali presse su carrozzerie di automobili (e in questo caso le scocche delle auto sono state compresse e verniciate dai dipendenti della Ranger), a Pietro Consagra per lopera in ferro dipinto «Doppia bifrontale» inaugurata al Parlamento europeo di Strasburgo non molto tempo fa. Riconosce Rossini: «È un amore genuino quello che nutro per larte, nato in modo assolutamente slegato da una tradizione culturale o formativa». Un amore nato alla morte del padre: invece di fare realizzare una tomba normale, il giovane Alberto, che allepoca ha solo 19 anni, si affida alle mani e allestro di Gaetano Negri, assistente di Marino Marini.
Comunque già a quelletà questo giovanotto piuttosto intraprendente capisce ciò che gli piace e ciò che non vuole invece fare nella vita. E lattività di oste è proprio lultimo dei suoi pensieri. Così Alberto, diventato di fatto il capo famiglia con la madre e una sorella più giovane a carico mentre altre due sorelle sono già sposate e quindi fuori casa, vende losteria e si mette a lavorare con il cognato, Bruno Spinelli. È il 1955, il boom economico è alle porte. E laziendina, allinizio molto artigianale, si sviluppa. Ma a metà degli anni Sessanta, quando si rende conto che non avrebbe mai affiancato il cognato nella proprietà dellimpresa, prende unaltra decisione: apre un ufficio commerciale a Milano e poi, nel 1969, fonda a Carate Brianza la Ranger con tre dipendenti. Perché Ranger? Perché, pur non conoscendo le lingue, pensa di approdare prima o poi allestero. E Ranger, sostiene, «è un nome pronunciabile dovunque». Con quellazienda entra in un settore in quegli anni piuttosto innovativo: quello della plastica. Si specializza così nel realizzare stampi per casalinghi e arredamento, tipo le sedie in plastica per gli uffici. E già negli anni Settanta riesce ad esportare gli stampi negli Stati Uniti.
Lavora come sanno fare i brianzoli, a testa bassa. Anche il sabato, talvolta anche la domenica mattina. «Non ho mai pensato alla barca al mare» dice. E lo affianca la moglie, Luisa Teruzzi: lui segue la produzione e la vendita, lei si occupa della contabilità. Ma Alberto ha nel sangue il Dna per il nuovo: così si attornia da subito di tecnici, il primo nucleo di quellufficio ricerche che oggi ha una decina di dipendenti e assorbe ogni anno una quota che va dal 3% al 5% del fatturato. Dopo una decina danni amplia il raggio dazione: non si limita solo a realizzare gli stampi ma produce anche i pezzi in plastica. E dal momento che ha tra i clienti i più bei nomi dellarredamento, la Ranger è anche la prima azienda italiana a realizzare le sedie in plastica per i giardini. Poi dalle sedie la Ranger passa ai pezzi destinati alle aziende di componentistica nel settore dellauto. Ma la prima vera svolta avviene nel 1990: Rossini acquista ad Albiate unazienda che produce pezzi per auto, dai ripara motori ai cruscotti e ai paraurti. Solo Fiat allinizio, poi anche Volkswagen. E nella seconda metà degli anni Novanta la Rangerplast si trasforma, sviluppando al suo interno competenze tecnologiche e produttive che le permettono di svolgere per le case automobilistiche attività di progettazione, costruzione stampi, trasformazione, rifinitura, verniciatura. Diciamo pure, dal design al prodotto finito. Spiegherà Rossini: «Siamo unici in questo. E di fatto siamo il partner delle case automobilistiche. Si rivolgono a noi spiegandoci le loro esigenze e noi troviamo le soluzioni più idonee».
Questo cambiamento di pelle porta alladozione di una nuova strategia: labbandono dei paraurti e degli interni in plastica ideati per le utilitarie e una nuova specializzazione nelle nicchie di mercato più alte. Dirà Rossini: «Il segmento medio-basso è troppo affollato e riduce gli utili allosso. Abbiamo così avuto la fortuna o labilità di capire che per crescere dovevamo cambiare clientela di riferimento». Così i paraurti e i frontali ideati a Carate sono sbarcati negli stabilimenti Audi, Ferrari, Maserati, Porsche, Bmw, Renault, Psa, Iveco. Grazie anche ad alcune acquisizioni realizzate in questi ultimi anni in Italia e all'estero: uno stabilimento a Piacenza ex Iveco in grado di produrre cabine per camion, una fabbrica in Germania nei pressi di Monaco che rifornisce di cofani Bmw e Porsche, un altro impianto industriale ex Matra a circa 120 chilometri a sud di Parigi capace di produrre sistemi particolarmente innovativi e complessi per le aziende automobilistiche francesi, tipo i tetti delle vetture monovolume.
Oggi il gruppo Ranger ha un fatturato di 160 milioni di euro realizzato con 1050 dipendenti sparsi in cinque stabilimenti: Carate Brianza, sede del quartiere generale e della ricerca, Albiate, Piacenza e i due nei pressi di Monaco e Parigi. L80% del fatturato è ottenuto con lauto, il 10% con i camion, il 10% con prodotti vari. Mai un giorno di cassa integrazione, inoltre lazienda fornisce allIran lattrezzatura necessaria per produrre vetture in quel Paese: un milione allanno. Rossini, che non è più un giovanotto, è affiancato in azienda dai due figli: Matteo, 1969, laurea in scienze politiche alla Statale di Milano, e Marco, 1974, laurea in storia alla Statale. Anzi, la gestione operativa è nelle loro mani. Un altro figlio, Pietro, è morto nell'autunno del 1989 a 19 anni in un incidente stradale in Romagna: stava andando a Milano Marittima e proprio quel giorno era stato convocato per la nazionale di calcio dilettanti. A lui sono dedicati il nuovo campo sportivo di Briosco e la Fondazione Rossini che si occupa delle sculture. Anche la seconda generazione dei Rossini è molto attenta allinnovazione. Lufficio ricerca, formato in prevalenza da ingegneri chimici e ingegneri meccanici, sta sviluppando lo stampaggio dei vetri in policarbonato. Cè poi il progetto di creare un reparto per lacustica dal momento che le vetture devono essere sempre più silenziose. E si guarda con maggiore attenzione alla Cina, dove comunque la Rangerplast ha un ufficio già dal 1994: ora i Rossini stanno aprendo uno stabilimento ad una cinquantina di chilometri da Shanghai. Spiega Alberto: «In questo modo seguiamo più da vicino i nostri clienti, in particolare la Volkswagen, che hanno deciso di delocalizzare in quelle zone la produzione». Sarà operativo nel 2006.
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