Da rudere ad agririfugio ecologico

Il miele, l’olio extravergine di oliva e gli aromi essiccati (indimenticabili i profumi di timo, origano, rosmarino, salvia e maggiorana) non bastano. Ora il Monte di Portofino si fa bello con un’altra prelibatezza: il liquore di mirto, nettare legato al nome di Venere, dea dell’amore, liquore che qui viene prodotto dalla cooperativa agricola «Il giardino del borgo di San Fruttuoso di Capodimonte». Nessuna intenzione - assicurano alla cooperativa guidata da Andrea Leverone - di fare concorrenza alla Sardegna (da sempre prima nella produzione del liquore di mirto), ma le prime esperienze stimolano ad andare avanti: in un anno sono state prodotte 150 bottiglie con il metodo tradizionale dell’infusione in alcol di una decina di chili di bacche, raccolte a mano nelle fasce all’interno del Parco di Portofino.
E sempre sul Monte di Portofino i sette soci della cooperativa stanno portando a buon fine un progetto ambizioso: riportare l’agricoltura dove i monaci benedettini l’avevano introdotta e ridare vita ad un casolare diroccato, uno dei tanti che si incrociano lungo i sentieri che portano al borgo di San Fruttuoso. Così il vecchio casolare casa di Molini vuole diventare punto di accoglienza e ristoro per i visitatori del parco. Un agririfugio che è tutt’uno con passato e tradizione, senza tralasciare i vantaggi delle nuove tecnologie pulite: stessi muri di pietra, ma nuove lastre d’ardesia sul tetto, pavimenti e infissi costruiti col legno dei castagni del Monte, sughero per l’isolamento termico, pannelli solari per l’acqua calda. Nell’agririfugio ci saranno anche quattro camere per il pernottamento.

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