Modena.Quaranta minuti per chiudere in bellezza, forse per spazzare, per ora, anche qualche nuvola dalla panchina di Nick Mallett. Una roba già vista, a dirla tutta. Gli azzurri chiudono il trittico novembrino centrando la quarta vittoria sulle Isole Figi e la prima della stagione. Partita sofferta, quella del "Braglia", conquistata con il carattere e la solidità che gli azzurri mettono soprattutto nella ripresa. Non c'è la meta, vecchi vizi anche questi, per fortuna c'è il piede di Mirco Bergamasco (perfetto dalla piazzola): otto calci che la dicono lunga sulla disciplina dei figiani. La partita è vinta lì. Da una parte la grande pressione che il pacchetto azzurro mette su quello del Sud Pacifico, dall'altra una squadra che matura in corso d'opera , quando Mallett cambia in blocco la prima linea.
Le incertezze della prima frazione di gioco, le pericolose incursioni di Vulivuli, svaniscono una volta registrata la fase difensiva. I costanti "raddoppi" di Sgarbi e Canale in fase di placcaggio diventano la chiave di lettura per capire come gli azzurri mettono il sigillo sulla partita. In fondo, Italia-Figi è tutta lì. I sacrifici di Sergio Parisse che per una volta bada al sodo, l'eccessivo altruismo di Festuccia che a un passo dalla meta cerca l'ennesimo riciclo. La rabbiosa reazione figiana si infrange su una difesa che prende le misure e metabolizza il pericolo.
Si finisce tra gli abbracci non senza qualche polemica e qualche sassolino dalla scarpa che Mallett si toglie. A fine gara il più lucido appare Sergio Parisse quando sottolinea l'astinenza da meta che attanaglia il gioco azzurro. «Creiamo poche azioni da meta, è il nostro limite - spiega il capitano azzurro - Non siamo gli All Blacks, loro creano 15 azioni pericolore a partita e possono permettersi di sbagliare. Questo a noi non è concesso». Sacrosante parole sulle quali Mallett e lo staff tecnico dovranno riflettere.
Rugby Azzurri senza meta, ma si consolano battendo le Figi
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