Sì bipartisan alla tregua del Quirinale Di Pietro a Napolitano: "Decliniamo"

Il capo dello Stato invoca "più senso della misura e un periodo di respiro". Pdl e Pd d'accordo. Il leader Idv lo ignora: "Ci spiace, signor presidente, declinare il suo invito". E si scatena la bufera 

Sì bipartisan alla tregua del Quirinale 
Di Pietro a Napolitano: "Decliniamo"

Roma - L’arbitro chiede fair play tra le squadre in campo ma un giocatore lo prende a calci. Così, immediatamente. Perché appena Napolitano auspica «un clima più civile, corretto e costruttivo nei rapporti tra governo e opposizione», da Di Pietro arriva il no, il rifiuto, lo schiaffo. Una rivolta al Colle in piena regola, messa nero su bianco sul blog del leader dell’Italia dei valori. «Mi dispiace signor presidente della Repubblica, ma noi dell’Idv sentiamo il dovere di declinare il suo nuovo appello... e continueremo a fare opposizione senza sconto alcuno, dentro e fuori il Parlamento». Ancora tackle, gioco sporco e parapiglia, almeno da parte dell’ex pm, in perenne girotondo.

Con virulenza viene così rispedito al mittente l’auspicio di un «armistizio» tra i Poli nell’«interesse del Paese». Il Quirinale usa metafore belliche per rendere esplicito il suo pensiero: «Dopo le tregue o riprendono i combattimenti o si cerca la pace. Nel caso della nostra vicenda politica, nessuno può pensare che ci sia la pace come rinuncia alle rispettive posizioni... Penso però - questo il pensiero di Napolitano - che si potrebbe costruire, e che sarebbe tempo di cominciare a farlo, non un’impossibile pace ma almeno un clima più civile, corretto e costruttivo». E ancora: «Più senso della misura, un periodo di respiro».

Invece macché, niente disarmo: Tonino sceglie la guerra civile permanente. Sulla carta lo fa denunciando l’indiscrezione, smentita da Palazzo Chigi e ministero del Tesoro, per cui sarebbe in arrivo una sorta di condono per falso in bilancio e bancarotta, nell’ambito di un progetto di scudo fiscale. Di fatto sceglie la strategia di smarcarsi dall’opposizione «molle» del Pd. E se la tattica comporta pure fregarsene dei richiami del capo dello Stato, e sia. Di certo, poi, a Di Pietro non devono essere piaciuti per niente gli elogi del Quirinale al governo. «Mi pare che l’Italia sia uscita bene da questo G8 e che si sia espressa nel complesso una maggiore consapevolezza e condivisione della responsabilità nazionale». E ancora, più esplicito: «Tanti hanno elogiato l’accoglienza, l’organizzazione dei lavori e la gestione dei dibattiti e delle riunioni». Ciliegina sulla torta: «Questo vertice rappresenta indubbiamente un riconoscimento e un successo per il presidente del Consiglio, Berlusconi». Fumo negli occhi e nelle orecchie per il Tonino furioso.

Il quale si becca una valanga di critiche da destra ma anche da sinistra, sempre più in imbarazzo per l’isterico alleato. Giorgio Merlo (Pd) è il più esplicito: «Le posizioni violentemente giustizialiste nonché offensive nei confronti delle istituzioni del leader dell’Idv non sono compatibili con un partito che ha un profilo culturale come il Pd». Enzo Carra si spinge più in là giudicando la tregua «un obbligo visto il successo di Berlusconi al G8. E Napolitano ha lanciato un Sos al Pd per fare un’opposizione diversa e lavorare seriamente per un clima più civile». Più cauto Antonello Soro che, precisando di «non voler fare sconti al governo», assicura che «accoglieremo l’invito di Napolitano». Anche Anna Finocchiaro scarica l’ex pm: «Dal capo dello Stato parole sagge. Il Paese ha bisogno di riforme condivise, come quella del federalismo fiscale».

Dalla maggioranza, il ministro Sandro Bondi mette il dito nella piaga: «Per il Pd le questioni fondamentali sono due: la fine dell’antiberlusconismo e la presa di distanza da Di Pietro. Solo allora avremo una democrazia normale». Capezzone gli risponde scettico: «Ma lì c’è qualcuno capace di dire “no” all’alleanza con Di Pietro?».
E se il ministro Roberto Calderoli auspica che «all’impeccabile intervento del presidente vorrei si rispondesse con i fatti e non con la parata di dichiarazioni di maniera», Fabrizio Cicchitto sottolinea che per intavolare un dialogo «occorre essere in due». L’invito a Franceschini, quindi, è di «affrontare al congresso il nodo centrale: se sia possibile un confronto serrato sul merito dei problemi, senza continui scontri frontali».

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