Andare al lavoro in bici riduce il rischio di morte

Andare in bici al lavoro riduce di un quinto le probabilità di morire a causa di malattie gravi. A confermarlo è uno studio dell'Università di Glasgow

Andare in bici è salutare: sembra un'ovvietà ma è un'attività sportiva che fa bene all'intero organismo e preserva da molte malattie. Gli stessi medici consigliano, ove possibile, di andare anche al lavoro con la propria bicicletta e questo consiglio oggi ha una base scientifica che sottolinea come questa pratica riduca le possibilità di morte precoce. Lo studio giunge dall'Università di Glasgow, dove un gruppo di ricercatori ha osservato 230.000 pendolari nell'arco temporale di un decennio scoprendo che il ciclismo diminuirebbe il rischio di sviluppare malattie cardiache del 21% e il cancro dell'11%. Di contro, però, andare in bici aumenta le probabilità di un infortunio significativo del 45%.

Gli studiosi, dopo aver monitorato il tutto per circa nove anni, hanno scoperto che il 2,5% dei partecipanti ha seguito attivamente la patica, ma il 4,4% ha avuto almeno un ricovero per infortunio o è persino morto come conseguenza di ciò. Le lesioni sono state subite dal 7% di quelli che sono andati in bicicletta, rispetto al 4,3% delle persone che hanno utilizzato un mezzo di trasporto meno dispendioso a livello fisico. Gli autori della ricerca scientifica hanno riportato quanto segue: "Rispetto al pendolarismo non attivo al lavoro, il pendolarismo in bicicletta era associato a un rischio maggiore di ricovero ospedaliero per un primo infortunio e un rischio più elevato di incidenti relativi al trasporto. Questi rischi dovrebbero essere considerati nel contesto dei benefici per la salute del pendolarismo attivo e sottolineare la necessità di un'infrastruttura più sicura per il ciclismo nel Regno Unito." In particolare, sottolineano come ci sia estremo bisogno di tutelare i ciclisti con una infrastruttura efficiente e che non li esponga a rischi.

Inoltre, ha rilasciato una dichiarazione anche l'autore capo dello studio, il dottor Paul Welsh: "Sappiamo - ha asserito - che esiste la percezione che la mobilità ciclistica nel traffico pendolare sia pericolosa e che questa percezione possa scoraggiare le persone a recarsi attivamente in bici al lavoro. Ora, grazie a questa ricerca, possiamo in qualche misura quantificare il rischio associato a questa forma di pendolarismo. Se 1.000 persone includessero il ciclismo nel loro tragitto giornaliero per 10 anni, ci aspetteremmo 26 lesioni in più, ma 15 tumori in meno, quattro eventi per malattie cardiache in meno e tre morti in meno. Pertanto, i benefici compensano i rischi e ciò dovrebbe essere incoraggiante, ma occorre fare di più per rendere sicuro il ciclismo pendolare." I ricercatori hanno, appunto, chiesto misure per proteggere chi va in bici come corsie apposite, la riduzione della velocità e il rallentamento del traffico. Un appello che, sebbene gli autori abbiano rivolto in particolare al Regno Unito, può sicuramente essere esteso anche in Italia e nel resto del mondo.

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