Ansia, un prodotto della complessità umana

L'ansia non è un istinto primordiale, è parte integrante della complessità umana: un'emozione frutto di uno schema mentale e quindi figlia di un'esperienza culturalmente assorbita

Ansia, un prodotto della complessità umana

La paura e l'ansia sono due argomenti che Joseph Le Doux ha studiato a fondo, come ha rivelato in un intervento su La Stampa, dove ha parlato del percorso di questa emozione e la storia profonda di ognuno di noi. Il professore della New York University è tra i massimi neuroscienziati per gli studi su emozioni e amigdala, nonché autore di un saggio di prossima uscita in Usa dal titolo "The Deep History of Ourselves", che verrà pubblicato anche in Italia da Raffaello Cortina. Lo studio analizza il percorso della coscienza fin dai primi organismi presenti 4 miliardi di anni fa, fino a giungere ai Sapiens: secondo l'esperto, all'inizio della vita biologica non esisteva la paura ma semplici reazioni alle minacce e ai pericoli presenti. Nel tempo questa struttura comportamentale si è sviluppata divenendo sempre più complessa e sofisticata, in tandem con l'evoluzione degli stessi organismi.

La paura e l'ansia sono una conseguenza diretta di questa evoluzione umana, non un istinto primordiale come si è portati a pensare, ma prodotto della complessità del cervello e delle emozioni tipiche del comportamento umano. Si potrebbe identificare come il risultato dell'esperienza acquisita nel tempo dall'uomo e dalla sua coscienza, che invece non provano e non conoscono gli animali e neppure i neonati. È la complessità del cervello umano a scatenare una serie di meccanismi differenti da quelli cognitivi degli animali: l'uomo è in grado di porsi interrogativi, questioni, analizzare situazioni potenzialmente pericolose e provare emozioni. Come la paura stessa, basata su uno schema mentale frutto dell'esperienza personale culturalmente acquisita nel tempo. Il cervello è in grado di interpretare ciò che accade, in particolare i circuiti neurali presenti nella corteccia prefrontale, analizzando cognitivamente un evento e producendo una risposta significativa frutto dell'esperienza personale e del vissuto. Ad esempio, la visione di un serpente spinge il cervello ad analizzare la situazione evidenziandone la pericolosità e sottolinenado cosa potrebbe succedere in caso di attacco: un'analisi che attinge dalla conoscenza personale, dalla paura di ricevere un morso e quindi dalla possibilità di evitare la problematica.

Come sostiene il professore, sono tante le persone che si affidano a farmaci e ansiolitici nella speranza di sedare l'ansia e la paura, ma ciò non accade, perché le medicine possono poco nei confronti di quelle che sono condizioni psicologiche. La chimica può solo modificare il comportamento ma non può eliminare l'emozione, l'intensità con cui si mostra ed i ricordi ad essa collegati.

L'unico vero supporto può giungere dalla psicoterapia, in grado di offrire un supporto e una chiave di lettura nei confronti di queste emozioni, sostenendo che questa: "funziona quando il cervello è stato adeguatamente preparato, imparando a riconoscere le reazioni istintive dell' amigdala e a stabilire nuove associazioni alla base delle memorie dell'ippocampo, fino allo sviluppo di un altro sé, per esempio con la meditazione".

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