Coronavirus, quei disturbi gastrointestinali prima della febbre

Lo studio, pubblicato sull'American Journal Gastroenterology, ha coinvolto 204 pazienti ricoverati in tre ospedali nella provincia di Hubei

53.578 casi positivi e 4.825 morti. Il bollettino di guerra del 21 marzo toglie il fiato. È trascorso un mese dal primo contagio in Italia e ormai si è imparato a conoscere bene questo nemico tanto invisibile quanto letale. I Coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a patologie ben più gravi. In particolare, il cosiddetto Covid-19 (dove 'CO' sta per corona, 'VI' per virus, 'D' per disease e il numero '19' indica l'anno della manifestazione) provoca sintomi come febbre, stanchezza, tosse secca. Alcuni pazienti possono accusare anche indolenzimento, dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola e mal di gola. Tale sintomatologia si presenta in maniera graduale ed è generalmente lieve. Tuttavia, specie in pazienti anziani e con patologie pregresse (ipertensione, problemi cardiaci, diabete, stati di immunosoppressione), l'infezione è in grado di scatenare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte.

Uno studio pubblicato sull'American Journal Gastroenterology ha evidenziato che ben la metà dei soggetti affetti da Coronavirus e ricoverati in un ospedale della provincia cinese centrale di Hubei aveva manifestato sintomi gastrointestinali (nausea, vomito o diarrea) prima ancora di avere la febbre. Per la precisione si tratta di individui che hanno aspettato almeno 48 ore prima di rivolgersi a una struttura sanitaria. La ricerca, che necessita di ulteriori approfondimenti, sembrerebbe suggerire ai medici di prestare attenzione ad altri segni clinici, oltre a quelli noti del Covid-19 (febbre, tosse, mancanza di respiro). Infatti, nei casi più gravi, anche la sintomatologia legata all'apparato digerente è divenuta più intensa.

Lo studio ha focalizzato l'attenzione su 204 pazienti affetti da Coronavirus (età media quasi 55 anni) che sono stati ricoverati in tre ospedali nella provincia di Hubei tra il 18 gennaio e il 28 febbraio 2020. Il tempo medio dall'insorgenza dei sintomi a ricovero avvenuto è stato di 8,1 giorni. L'analisi ha dimostrato che per i soggetti con segni clinici gastroenterici, il tempo intercorso tra l'esordio dei disturbi e l'ammissione in ospedale è stato più lungo rispetto agli individui senza manifestazioni legate alla nausea (9 giorni contro 7,3 giorni). Molto probabilmente i pazienti con nausea e vomito, a causa della mancanza della sintomatologia respiratoria, hanno cercato cure con ritardo poiché non sospettavano di aver contratto il Covid-19.

Varie le problematiche che hanno afflitto i malati con disturbi digestivi. Quasi l'84% lamentava perdita di appetito. Il 29% accusava diarrea, lo 0,8%, invece, soffriva di vomito. Infine, lo 0,4% accusava dolore addominale. Sette pazienti presentavano sintomi digestivi, ma nessuna difficoltà respiratoria. I ricercatori hanno poi scoperto che, con l'aumentare della gravità della patologia, anche la sintomatologia gastrointestinale è divenuta più acuta. Si è dunque giunti alla conclusione che i soggetti senza disturbi gastroenterici avevano maggiori possibilità di essere assistiti e dimessi rispetto a quelli con sintomi digestivi (60% contro 34%).

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