Salute

Demenza, gli alimenti pericolosi

Una dieta molto ricca di alimenti ultra-elaborati è associata a un rischio più elevato di demenza. A dirlo, uno studio durato oltre 10 anni, della Tianjin Medical University in Cina pubblicato sulla rivista Neurology, I dati in Italia non sono confortanti

Demenza, il rischio aumenta con l'uso di alcuni alimenti

Uno studio della Tianjin Medical University in Cina, ha analizzato un campione di oltre 72mila persone, dalla UK Biobank, un enorme database contenente le informazioni sulla salute di mezzo milione di persone che vivono nel Regno Unito. I partecipanti avevano un’età pari o superiore a 55 anni con un'età media di 62 anni e sono stati studiati in base alle loro abitudini alimentari. Questo per dimostrare come una dieta molto ricca di alimenti ultra-elaborati, come i cibi in scatola le salse, bibite e snack salati, è associata a un rischio più elevato di demenza. Lo studio è stato riportato dalla rivista Neurology.

Il professor Yaogang Wang, della Tianjin Medical University ha spiegato come la sostituzone "del 10% degli alimenti ultra-lavorati con una proporzione equivalente di alimenti non trasformati o minimamente trasformati, possa ridurre drasticamente il rischio stimato di demenza". Come base di partenza dello studio, è stata stilata una lista di cibi considerati "pericolosi" perché ricchi di zuccheri aggiunti e sale, e poveri di proteine e fibre. Tra questi bibite gassate, snack salati e zuccherati, gelati, salsicce, alimenti industriali fritti, alimenti in scatola e salse.

"Questo tipo di alimenti, possono contenere additivi alimentari o molecole da imballaggi o prodotte durante la cottura, che hanno dimostrato in altri studi, di avere effetti negativi sul pensiero e sulle capacità di memoria", sostiene il co-autore dello studio, Huiping Li dell'Università di Medicina di Tianjin. "I nostri ulteriori studi, hanno mostrato come anche un aumento di soli 50 grammi al giorno di alimenti non trasformati o minimamente trasformati, che equivale a mezza mela, o una tazza di crusca, e contemporaneamente una riduzione di 50 grammi al giorno di alimenti ultra-lavorati, l'equivalente di una barretta di cioccolato o a una porzione di bastoncini di pesce, è associato a una riduzione del 3% del rischio di demenza".

Lo studio, durato oltre 10 anni, è stato realizzato su 72.083 volontari di un'età dai 55 anni in su, che all'inizio dello studio non avevano problemi di demenza. Questi hanno compilato un questionario sull'assunzione di alcuni alimenti classificati con un sistema che permette di stabilire il grado di lavorazione industriale a cui vengono sottoposti. In base ai risultati i partecipanti sono stati divisi in quattro gruppi, in base al consumo percentuale più basso e più alto, di cibi elaborati.

Gli alimenti ultra-elaborati erano presenti con una media dell'8,6% della dieta quotidiana nel gruppo più basso, e del 27,8% in quello più alto. I gruppi di alimenti che hanno contribuito maggiormente all'elevata assunzione di cibo elaborato, sono stati le bevande (34%), i prodotti zuccherati (21%), i latticini ultra-lavorati, come tutti i derivati industriali contenenti formaggio (17%) e gli snack salati (11%). Il follow-up (ovvero il controllo periodico per seguire il decorso di una malattia e verificare l'efficacia di una terapia, ndr), ha dimostrato come dopo 10 anni, 518 persone hanno sviluppato demenza, di cui 287 con malattia di Alzheimer e 119 con demenza vascolare.

Un aumento del 10% degli alimenti ultra-lavorati ha di fatto aumentato il rischio di demenza per tutte le cause del 25%, di demenza vascolare del 28% e del morbo di Alzheimer del 14%. La sostituzione del 20% del peso del cibo ultra-elaborato con una proporzione equivalente di cibo non trasformato o minimamente trasformato ha portato invece ad un rischio inferiore del 34% di demenza e del 39% in meno di demenza vascolare, ma non ha influenzato in modo significativo il rischio di Alzheimer.

In Italia, stando al report del 2018 (quindi è molto probabile che le stime siano cambiate in peggio), circa il 13,4% degli alimenti acquistati e consumati è appartenente alla categoria di cibi sotto osservazione, mentre in nazioni come il Regno Unito, Germania e Belgio, queste percentuali salgono fino a superare il 45%.

È giusto specificare che questi dati si riferiscono all’esclusivo acquisto e consumo di cibo, e non all’impatto calorico che hanno sulla dieta. Pertanto, trattandosi comunque di cibi ad alto contenuto calorico, anche nelle percentuali più basse, l’impatto sul fabbisogno calorico giornaliero risulterà sicuramente più alto in termini di percentuale.

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