Dura vita per le fave. Cala il consumo e lo 0,4% è allergico

Le fave sono uno dei piatti principali della festa che ricorre oggi, ma come sottolineano i dati il loro consumo è in calo rispetto agli anni sessanta. E lo 0,4% degli italiani soffre di favismo

Dura vita per le fave, uno degli alimenti simbolo dell’odierna festività, il primo maggio, piatto re dei pic-nic fuori porta. Secondo i dati della Cia Agricoltori Italiani infatti, questo legume che per anni è stato amato da cuochi e italiani, soprattutto se accostato al pecorino, ha subito un netto calo. Nel 1961 il consumo pro capite era di 7,7 chili, mentre nel 2016 è stato di soli 1,3. Con listini all’ingrosso alla mano, le fave durante il periodo pasquale sono arrivate a costare 2 euro e cinquanta al chilo, a causa del cambiamento climatico. Subito dopo il primo maggio, prevedono gli esperti, il prezzo crollerà, scendendo a 1,50 euro al chilo. Il Centro agroalimentare di Roma, Car, assicura la qualità del prodotto “Non c’è pericolo di scadimenti qualitativi o di deperimenti della freschezza delle fave in via di consumo a Roma e nel Lazio nella festa del primo maggio”. Questa rassicurazione arriva a fronte della preoccupazione iniziale di un clima primaverile eccessivamente caldo e con temperature quasi estive, dannose per il legume in questione.

Il caldo infatti “avrebbe potuto ingrossare, sformare, indurire, sbiadire la buccia scolorando la brillantezza del verde delle fave in commercio e privare il baccello della sua umida tenerezza deliziosa”. Che le fave siano buone e facciano bene è risaputo http://www.ilgiornale.it/news/salute/fave-sono-buone-e-fanno-bene-nostro-organismo-1682555.html. Attenzione però, perché da quanto emerso, ben lo 0,4% degli italiani soffrirebbe di favismo e l’allarme intolleranza è dietro l’angolo. Come ha spiegato Mario Di Gioacchino, allergologo dell’Università di Chieti, questa "è una particolare forma di intolleranza alimentare, dovuta ad un'anomalia genetica di alcuni enzimi contenuti nei globuli rossi, che comporta un deficit di una particolare molecola, il glucosio-6-fosfato deidrogenasi. Anticamente era nota come malattia delle fave, giacché la loro ingestione, e di altri alimenti quali piselli, verbena ed alcuni farmaci, comporta un'inibizione dell'enzima con emolisi, ossia distruzione dei globuli rossi, ittero e conseguenze per tutto l'organismo”.

Dopo solo 24-48 ore dall’ingestione di questi alimenti, il soggetto affetto da allergia, inizia a manifestare i primi problemi, anche molto gravi, che possono arrivare al collasso cardiocircolatorio. Questa patologia è ereditaria e gli uomini sono maggiormente colpiti rispetto alle donne. Nel mondo sono circa 400 milioni le persone colpite. Nel nostro Paese ne risulta affetto lo 0,4% della popolazione totale, con un picco nelle Isole, l’1% in Sicilie e ben il 14,3% in Sardegna. Come ha sottolineato Di Gioacchino l’unica cura è “la prevenzione. I soggetti affetti non devono mangiare legumi, in particolare fave e piselli, e vanno banditi gli analgesici, gli antipiretici, gli antimalarici, i sulfamidici ed alcuni antibiotici”. Le medicine alle quali prestare particolare attenzione sono anche i chemioterapici.