Anticipare un evento grazie ad un suono: i bebè ci riescono

Lo studio dell’Università di Padova è stato pubblicato su Scientific Reports: nonostante l’importanza del nostro cervello “predittivo”, nessuno approfondimento finora aveva investigato il suo sviluppo nei primissimi mesi di vita

I bimbi di pochi mesi anticipano un evento a seconda del suono udito

Anticipare gli eventi grazie ai suoni. È quello che riescono a fare non soltanto gli adulti e i bambini più grandi, ma anche i bebè di soli 4 mesi. Anche a quest'età infatti i piccoli sono capaci di "prevedere" un accadimento a seconda del suono sentito. È quanto è stato dimostrato nello studio “Face specific neural anticipatory activity in infants 4 and 9 months old” coordinato dall'Università di Padova e pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

I risultati dell’opera mostrano come una voce sia in grado di pre-attivare i circuiti neurali coinvolti nella percezione visiva dei volti circa un secondo prima che questi ultimi vengano visti comparire. Si tratta della prima dimostrazione scientifica di come i bimbi anche molto piccoli possono prepararsi all’incontro di stimoli socialmente rilevanti.

Ipotizzare il futuro con un suono per reagire meglio agli eventi

La scoperta ha a che fare con la vita stessa. Secondo i ricercatori infatti ipotizzare che cosa riserva il futuro è direttamente connesso con l’esistenza delle persone. Tale attività, evidenziano gli esperti, permette di ottimizzare le proprie risorse sia mentali sia fisiche per reagire meglio e più velocemente agli eventi. La conseguenza è l’aumento delle probabilità di sopravvivenza di un soggetto.

Non si tratta di premonizione. Quelli indagati sono processi che si basano su eventi fisici naturali quali, ad esempio, la regolarità sensoriale di alcuni stimoli ambientali, come un ritmo musicale o un movimento ripetitivo, o l’apprendimento associativo tra situazioni che tendono a presentarsi insieme. È il caso, quest’ultimo, del “toc toc” alla porta successivamente al quale compare un volto.

Come è stato condotto lo studio

Al centro dell’analisi sono state tre classi di soggetti: adulti, bambini di 9 mesi e bimbi ancora più piccoli, di soli 4 mesi. I ricercatori ne hanno ricostruito l’attività cerebrale a partire dalla loro attività elettrica corticale. E ciò è avvenuto in situazioni ben precise. Alle persone coinvolte sono stati infatti presentati sia alcuni volti preceduti da una voce umana, sia degli oggetti, preceduti in questo caso da un suono non umano.

“I risultati - afferma in una nota dell’ateneo Giovanni Mento, docente del dipartimento di psicologia dell’Università di Padova e primo autore dello studio - suggeriscono che anche nel gruppo dei bambini di 4 mesi si rileva un’attivazione neurale che rispecchia la capacità di anticipare l’evento a seconda del suono sentito. In altre parole, il semplice suono di una voce umana è in grado di pre-attivare i circuiti neurali coinvolti nella percezione visiva dei volti circa un secondo prima di vederli comparire su uno schermo”.

Mento sottolinea l’importanza dello studio pubblicato in quanto, nonostante la significativa importanza del nostro cervello predittivo, nessuno approfondimento finora aveva investigato il suo sviluppo nei primissimi mesi di vita.

"È la prima dimostrazione scientifica – dichiara Teresa Farroni, docente del dipartimento di psicologia dello sviluppo e della socialiazzazione dell’Università di Padova nonché supervisore del progetto di ricerca - che i bambini molto piccoli possono prepararsi all’incontro di stimoli socialmente rilevanti, come nel caso dei volti, attivando i meccanismi neurali sottostanti che serviranno ad elaborare i volti ancora prima della loro effettiva presentazione. Questa competenza precoce costituisce un prerequisito fondamentale nello sviluppo dell’essere umano al fine di garantire fin da subito la possibilità di comunicare con altri consimili”.

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