Così la metformina lenisce la malattia renale cronica

Ad evidenziare le potenzialità del farmaco antidiabetico sono stati i ricercatori dell'Università di Kumamoto

Malattia renale cronica, scoperti i benefici della metformina

La malattia renale cronica è un termine generico utilizzato in riferimento a un danno ai reni derivante da un declino persistente della loro funzione a causa un'infiammazione, della proteinuria o della fibrosi. Con il progredire della patologia i pazienti sono costretti a sottoporsi a dialisi e sono più predisposti a soffrire di diabete.

Essa può, altresì, verificarsi in associazione a condizioni legate allo stile di vita quali: ipertensione, fumo, attività fisica insufficiente, iperuricemia e mutazioni genetiche. Questa tipologia di patologia è classificata come malattia renale cronica non diabetica e della stessa fa parte anche la cosiddetta sindrome di Alport, un disturbo ereditario caratterizzato da anomalie nel collagene di tipo 4 che conducono a una progressiva perdita della funzionalità d'organo.

I ricercatori dell'Università di Kumamoto (Giappone) hanno scoperto come il farmaco antidiabetico metformina sia in grado di prolungare in maniera significativa la sopravvivenza dei topi in un modello che simula la malattia renale cronica non diabetica. La molecola migliorerebbe la ridotta funzionalità d'organo, la fibrosi, l'infiammazione e il danno glomerulare. Lo studio è stato pubblicato su "Nature".

Poiché rallenta la sensibilità all'insulina, la metformina è usata come trattamento per il diabete di tipo 2. In passato si è scoperto che questo medicinale svolgeva un'azione protettiva contro molti disturbi con infiammazione e fibrosi come comune denominatore. Inoltre il farmaco era noto per migliorare la sintomatologia della malattia renale diabetica.

Gli scienziati hanno selezionato un modello murino con sindrome di Alport e hanno lavorato al fine di identificare nuovi bersagli terapeutici basati su meccanismi patogeni. L'attenzione si è concentrata sui farmaci tradizionalmente utilizzati per i pazienti con CDK, ovvero metformina e losartan. Quest'ultimo agisce abbassando la pressione sanguigna e inibendo la proteinuria causata dall'aumento della filtrazione glomerulare. La somministrazione di metformina e di losartan a topi modello malattia renale cronica non diabetica ha soppresso in maniera significativa la proteinuria e la creatinina sierica, indicatori di CDK, mentre l'infiammazione e la fibrosi sono risultate notevolmente migliorate. Non meno importante è stato l'effetto nefroprotettivo simile al losartan, riscontrato nella metformina.

I risultati di un'analisi dettagliata dell'espressione genica hanno rilevato che la patologia renale del modello murino ND-CDK era causata da un'anomalia dei geni correlati ai podociti delle cellule epiteliali glomerulari e dei geni coinvolti nel metabolismo intracellulare. Rispetto al losartan che aveva apportato un miglioramento dei geni responsabili delle anomalie dei podociti, la metformina è stata in grado di migliorare anche l'espressione genica legata al metabolismo intracellulare. Si è poi scoperto che la somministrazione di ambo le molecole ai roditori ha prolungato la loro sopravvivenza.

Lo studio solleva la possibilità che la metformina possa ritardare la progressione della malattia renale nella ND-CDK, inclusa la sindrome di Alport. Tuttavia il farmaco non è indicato nei soggetti con grave disfunzione renale a causa dello sviluppo di acidosi lattica come effetto collaterale. Inoltre deve essere somministrata con cautela negli individui affetti da disfunzione d'organo da lieve a moderata.

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