Nivolumab e cabozantinib, nuove speranze per il trattamento del carcinoma a cellule renali avanzato

L'uso combinato dei due farmaci accende nuove speranze nel trattamento del carcinoma a cellule renali avanzato. La conferma arriva dai risultati dello studio studio registrativo di fase 3 CheckMate -9ER

Arrivano da Bristol Myers Squibb e Ipsen i risultati dello studio registrativo di fase 3 CheckMate -9ER. Secondo quanto emerso dai dati l'associazione di nivolumab e cabozantinib, rispetto all'utilizzo di sunitinib, ha dimostrato il mantenimento di benefici clinicamente significativi in termini di efficacia e miglioramento della qualità di vita nel trattamento di prima linea del carcinoma a cellule renali avanzato.

La presentazione dei dati avverrà nei prossimi giorni, attraverso due poster, durante il Genitourinary Cancers Symposium dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2021. L'edizione si terrà in forma virtuale dall'11 al 13 febbraio 2021, e saranno illustrati nella Poster Highlights Session il 13 febbraio.

Nivolumab e cabozantinib, i risultati dello studio

Durante l'attività di follow-up, della durata media di 2 anni (23,5 mesi), l'impiego di nivolumab e cabozantinib ha continuato a mostrare una sopravvivenza libera da progressione, un tasso di risposta obiettiva e una sopravvivenza globale superiori rispetto a sunitinib, con un basso tasso di eventi avversi correlati al trattamento che hanno portato a interruzione del trattamento. Non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza con l'estensione del follow-up.

Nella popolazione globale dello studio si è osservato che l'associazione ha raddoppiato la sopravvivenza libera da progressione a 17 mesi, rispetto agli 8,3 mesi del trattamento con nivolumab e sunitinib, una risposta raddoppiata nei pazienti rispetto al pregresso (54,8% vs 28,4%) e miglioramenti nella sopravvivenza globale con una riduzione del 34% del rischio di morte rispetto a sunitinib. Buone notizie anche nel tasso di controllo di malattia, salito all'88,2% rispetto al 69,9% riscontrato in precedenza, e una risposta completa (il cui tasso è esplorativo), pari al 9,3% con nivolumab in associazione con cabozantinib, più del doppio rispetto al 4,3% registrato con sunitinib.

In un'analisi distinta dello studio CheckMate -9ER, con un follow-up della durata media di 18,1 mesi, i pazienti trattati con nivolumab e cabozantinib hanno riportato benefici considerati statisticamente significativi sulla qualità di vita correlata allo stato di salute. Il trattamento con i due farmaci ha condotto a un carico del trattamento più basso, oltre che a una diminuzione del rischio di deterioramento e a una riduzione dei sintomi legati alla malattia, rispetto alla precedente metodologia che prevedeva l'impiego di sunitinib. Il metodo di misurazione degli outcome esplorativi si è basato sul Functional Assessment of Cancer Therapy Kidney Symptom Index-19 (FKSI-19), indice che misura la qualità di vita in pazienti con tumore del rene, e sul questionario EQ-5D-3L.

Il trattamento che prevede l'impiego di nivolumab in associazione con cabozantinib è stato approvato per il trattamento di prima linea del carcinoma a cellule renali avanzato dalla Food and Drug Administration statunitense nello scorso mese di gennaio 2021. Nel resto del mondo, sono già state presentate richieste di approvazione attualmente in fase direvisione da parte delle altre autorità regolatorie nazionali.

Nivolumab e cabozantinib, le opinioni della comunità scientifica

Robert Motzer, M.D., Kidney Cancer Section Head, Genitourinary Oncology Service, e Jack and Dorothy Byrne Chair in Clinical Oncology, Memorial Sloan Kettering Cancer Center, ha spiegato come la patologia richieda una costante ricerca di nuove tipologie di trattamenti per i diversi sottogruppi di pazienti: «Esiste un continuo bisogno di nuove terapie che mostrino un beneficio in diversi sottogruppi di pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato. Nello studio CheckMate -9ER, nivolumab in associazione con cabozantinib ha raddoppiato la sopravvivenza libera da progressione, ha aumentato la sopravvivenza globale e il tasso di risposta e, in un'analisi esplorativa, ha dimostrato un notevole controllo della malattia, e questi promettenti risultati di efficacia si sono stati mantenuti con l'estensione del follow-up. È inoltre degno di nota che i pazienti in questo studio hanno riportato miglioramenti significativi della qualità di vita, aspetto importante per i pazienti trattati per questa patologia impegnativa».

Cristina Suárez, Medical Oncologist al Vall d'Hebron University Hospital, Barcellona (Spagna), e sperimentatore principale dello studio di Fase 3 CheckMate -9ER, ha sottolineato l'importanza del miglioramento della qualità della vita dei pazienti in seguito al trattamento: «Se con l'avanzamento nei trattamenti per il tumore del rene si sono trasformati gli outcome dei pazienti, gli obiettivi della terapia si sono ampliati da un prolungamento della sopravvivenza ad una migliore qualità di vita. Le analisi aggiuntive presentate all'ASCO GU suggeriscono che i medici che trattano le persone che convivono con un carcinoma a cellule renali avanzato possono considerare questa associazione fin dalla diagnosi come opzione di prima linea, per migliorare gli outcome dei pazienti e ridurre significativamente il rischio di deterioramento dei punteggi di qualità di vita correlata allo stato di salute».

«Questi ulteriori dati dello studio CheckMate -9ER offrono una forte evidenza che nivolumab in associazione con cabozantinib può aiutare i pazienti ad ottenere e mantenere il controllo della loro malattia»; così si è espressa Dana Walker, M.D., M.S.C.E., vice president, development program lead, genitourinary cancers, Bristol Myers Squibb. «Questo regime di trattamento unisce due farmaci già comprovati nel carcinoma a cellule renali avanzato, e noi crediamo che giocherà un ruolo importante accanto ad altre opzioni di trattamento di prima linea. Con le varie associazioni a base di nivolumab - ha aggiunto la dottoressa Walker -, in una vasta gamma di tipologie tumorali, guardiamo avanti per costruire, sulla nostra eredità, il potenziale di trasformazione degli outcome di molti pazienti».

Anche Steven Hildemann, Executive Vice President, Chief Medical Officer, Head of Global Medical Affairs and Patient Safety, Ipsen, si è dichiarato soddisfatto dei risultati ottenuti dall'impiego del nuovo trattamento per il carcinoma a cellule renali avanzato: «Siamo felici di condividere questi risultati positivi all'ASCO GU, ampliando la crescente mole di dati per l'uso di cabozantinib nel setting di prima e seconda linea. Questi dati supportano ulteriormente l'importanza della ricerca sui risultati che interessano direttamente i pazienti. La validazione delle variazioni di tipo II sottomesse all'Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) per cabozantinib in associazione con nivolumab lo scorso anno ha portato questo nuovo regime di associazione ancora più vicino alla popolazione di pazienti con tumore del rene avanzato non precedentemente trattato. Malgrado i recenti progressi, questi pazienti ancora necessitano di nuove opzioni terapeutiche che estendano la sopravvivenza e migliorino la qualità di vita».

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