Il ping pong rallenta il Parkinson

Un gruppo di scienziati giapponesi ha affermato che giocare a ping pong può rallentare l'avanzare del Parkinson. Il gioco affina i riflessi, stimola il cervello e migliora la coordinazione

Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa - la seconda condizione neurologica più comune dopo l'Alzheimer - e ha un'evoluzione lenta e progressiva. Al momento non c'è una cura vera e propria, ma trattamenti che riescono a contenere e rendere gestibili i sintomi. Oggi si aggiunge una nuova scoperta che giunge dal Giappone. Un gruppo di scienziati dell'Università di Fukuoka ha scoperto come giocare a ping pong possa aiutare a rallentare questa malattia.

In particolare, cinque ore di gioco alla settimana, secondo i ricercatori, sarebbero in grado di ridurre i tremori, la rigidità degli arti, la lentezza dei movimenti e l'equilibrio per almeno sei mesi. I pazienti affetti da Parkinson hanno una carenza di dopamina e questo comporta problemi a livello di movimento. In tal senso, l'esercizio fisico aiuterebbe il cervello a produrla.

Secondo gli esperti, il ping pong non fa altro che affinare i riflessi, stimolare il cervello e migliorare la coordinazione tra occhio e mano. La scoperta lascia credere gli stessi studiosi che questo sport possa essere usato come terapia a livello fisico ed è, inoltre, economica e relativamente sicura. Purtroppo il Parkinson colpisce la vita di milioni di persone e ha interessato anche noti personaggi a livello internazionale come il pugile Muhammad Ali e l'attore Michael J Fox e altri.

Lo studio ha coinvolto 12 persone con età media di 73 anni e affetti da Parkinson, da lieve a moderato, da circa sette anni. Tutti i partecipanti sono stati testati all'inizio dello studio per classificare i sintomi presentati e la relativa gravità. In un secondo momento tutti hanno giocato a ping pong una volta alla settimana per sei mesi; ogni sessione ha avuto la durata di cinque ore. Ogni paziente ha eseguito prima esercizi di stretching e poi è stato allenato da un giocatore esperto del Dipartimento di Scienze dello Sport presso l'università.

A distanza di tre mesi e alla fine dello studio sono stati valutati i sintomi e qui si è giunti alla scoperta che, sia a tre che a sei mesi, i partecipanti hanno presentato miglioramenti significativi nel linguaggio, nella scrittura a mano, nel vestirsi, nell'alzarsi dal letto e nel camminare. Inoltre, i soggetti hanno anche avuto altri miglioramenti nell'espressione facciale, nella postura, nella rigidità, nella lentezza dei movimenti e nei tremori delle mani.

L'autore dello studio, il dottor Ken-ichi Onoue, ha dichiarato: "Volevamo esaminare se le persone con malattia di Parkinson avrebbero visto benefici simili che potrebbero a loro volta ridurre alcuni dei loro sintomi. Mentre questo studio è piccolo, i risultati sono incoraggianti perché mostrano che il ping pong, una forma di terapia relativamente economica, può migliorare alcuni sintomi del morbo di Parkinson. Attualmente è in programma uno studio molto più ampio per confermare questi risultati."

La ricerca sarà presentata alla 72a riunione annuale dell'American Academy of Neurology a Toronto, in Canada, dal 25 aprile al 1 maggio. Infine, si registra che questo studio ha un limite importante, ossia che i partecipanti non sono stati confrontati con altre persone affette da Parkinson che non giocavano a ping pong e, inoltre, che i pazienti sono stati valutati da un singolo specialista. In attesa di ulteriori riscontri futuri, questo studio può essere accolto in maniera favorevole e fa ben sperare per il futuro nella lotta contro questa malattia.

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