Se l'automedicazione significa «cura di sé»

Massimiliano Finzi

Automedicazione responsabile e consapevole a beneficio della corretta scelta di cura da parte dei cittadini. Una tendenza in crescita, ma che deve essere guidata da chi può fornire informazioni professionali precise e responsabile al pubblico, in modo che il paziente prenda piena consapevolezza di sé e dell'importanza della prevenzione. Un comparto, questo, che può essere maggiormente valorizzato in termini di contributo alla sostenibilità del Ssn. Un settore che vale 5,6 miliardi e che, se razionalizzato, può portare molti vantaggi nella gestione della spesa sanitaria. Un recente studio pubblicato da I-Com, Istituto per la competitività, ha dimostrato che se la domanda di salute per patologie non croniche venisse soddisfatta ricorrendo a farmaci disponibili in automedicazione, quindi pagati dai cittadini, ma tipicamente poco costosi, piuttosto che da molecole rimborsate dal Ssn, il risparmio aggregato per la nostra sanità potrebbe arrivare fino a circa 700 milioni, liberando risorse per i farmaci salvavita. È questa una proposta, presentata anche in Senato, da parte di Sanofi, azienda leader della salute a livello globale con sedi a Milano e Modena. «Per far sì che anche in Italia il ricorso all'automedicazione raggiunga i livelli europei è indispensabile un'opera di guida e di consulenza al paziente - spiega Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani -: uno dei compiti fondamentali del farmacista. Solo attraverso l'uso corretto e responsabile dell'automedicazione i cittadini si rivolgeranno, con sempre maggiore fiducia, al farmaco da banco, evitando il ricorso improprio a prestazioni più costose e liberando così risorse per il trattamento delle condizioni che devono invece essere affrontate dal medico nel percorso di cura convenzionale».

«Per Sanofi - afferma Fabio Mazzotta, direttore della divisione salute - automedicazione non significa solo cura farmaceutica, ma anche cura di sé in senso ampio. Impegno e innovazione da parte delle aziende produttrici, collaborazione e professionalità da parte degli operatori e farmacisti e scelte strategiche da parte delle istituzioni nella gestione del sistema salute in un'ottica di sostenibilità».

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