Choc anafilattico, un nuovo trattamento potrebbe prevenirlo

La notizia confortante giunge da uno studio della Northwestern University Feinberg (Chicago, Usa)

All'anno si stimano circa 30-50 casi ogni 100mila abitanti, con una mortalità dello 0,0006%. Negli Stati Uniti si conta un decesso su 1600 e la percentuale di soggetti a rischio è compresa tra l'1 e il 15%. In Italia, uno studio condotto dall'Ospedale Generale di Milano della durata di due anni, ha dimostrato un'incidenza pari allo 0,4% analoga in entrambi i sessi. La causa più frequente è quella alimentare. Ad essere incriminati, soprattutto, alcuni tipi di frutta e di verdura. Lo shock anafilattico è una sindrome clinica seria che può mettere in pericolo la vita. Essa insorge quando un individuo sensibilizzato verso un allergene entra nuovamente in contatto con lo stesso. La gravità della situazione dipende dalle condizioni individuali, dalla via di inoculazione dell'allergene, dalla sua quantità e dalla velocità di somministrazione. Penetrato nell'organismo, l'allergene è innoco poiché il sistema immunitario non ha ancora sviluppato le immunoglobuline specifiche IgE per combatterlo. Queste ultime saranno presenti in caso di successive esposizioni all'antigene, con conseguente scatenamento di un'abnorme risposta immunitaria.

Una delle cause più frequenti di shock anafilattico consiste nell'assunzione di farmaci. Se somministrati per via endovenosa, la reazione sarà ancora più allarmante. Tra i medicinali incriminati si ricordino: la penicillina, altri antibiotici (ampicillina, cefalosporine, neomicina, sulfamidici), anestetici locali, emoderivati e sostituti del plasma, mezzi di contrasto iodati. Ancora eparina, insulina, vitamine, acido acetilsalicilico, corticotropina, miorilassanti e vaccini. Sotto la lente di ingrandimento anche i veleni di alcuni insetti, dei serpenti, delle formiche rosse e determinati cibi (crostacei, arachidi, cioccolato, salmone, noci, albume d'uovo, merluzzo). Altri possibili fattori eziologici, includono: esercizio fisico intenso, sottoposizione a test diagnostici diretti (cutanei o di provocazione), predisposizione genetica, procedure mediche di immunoterapia, contatto con il lattice, precedenti episodi anafilattici.

La comparsa dei sintomi dello shock anafilattico varia da pochi secondi a oltre un'ora. Il quadro sintomatologico appare sin da subito complesso e passa attraverso una serie di manifestazioni di gravità crescente. Ai prodromi (intenso pallore, orticaria generalizzata, sudorazione profusa, malessere, ansia, tosse stizzosa) seguirà l'angioedema delle vie superiori. Broncospasmo, dunque, difficoltà respiratorie, tachipnea. A questi segni clinici, spesso, si aggiungono anche disturbi enterici come dolori addominali, nausea e vomito. La perdita di coscienza e le convulsioni, quasi sempre, precedono il coma. La morte sopraggiunge per asfissia, ipossia o per arresto cardiocircolatorio legato alla severa ipotensione. I parametri vitali possono essere riportati alla normalità solo tramite una terapia tempestiva e adeguata.

Basterà una pillola per prevenire e, dunque, evitare lo shock anafilattico? Secondo una ricerca della Northwestern University Feinberg (Chicago, Usa) sembrerebbe di sì. Negli Stati Uniti, infatti, è stato già approvato un farmaco in grado di ridurre in maniera significativa o addirittura di bloccare le reazioni allergiche, incluse quelle anafilattiche. Lo studio è stato realizzato in due fasi. In un primo momento gli scienziati hanno dimostrato in laboratorio la capacità di tre molecole di fermare la reazione dei mastociti, ovvero le cellule principali che scatenano l'allergia. Poi hanno somministrato un farmaco orale (già in uso per altre finalità negli Usa) a topi 'umanizzati', cioè contenenti cellule umane trapiantate e programmate per diventare mastociti umani. Dall'analisi è emerso che gran parte dei roditori non manifestava allergie o, nel caso, in forma assai blanda. Questa pillola, secondo Bruce Bochner che ha guidato la ricerca, potrebbe salvare la vita di molte persone.

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