Tiroidite di Hashimoto, cos'è e come si manifesta

La malattia prende il nome dal medico giapponese che la descrisse per la prima volta nel 1912

Prende il nome dal medico giapponese che nel 1912 descrisse il primo caso. La tiroidite di Hashimoto è un processo infiammatorio cronico a carico della tiroide che viene aggredita e danneggiata da anticorpi anomali. Per questo motivo la patologia rientra nel gruppo delle tiroiditi autoimmuni. La tiroide, situata nella regione anteriore del collo alla base della gola, svolge un ruolo fisiologico fondamentale. Questa ghiandola a forma di farfalle influenza, infatti, lo sviluppo scheletrico e cerebrale, partecipa alla regolazione del metabolismo corporeo e allo sviluppo di pelle, apparato pilifero e organi genitali. In risposta all'aggressione del sistema immunitario, le cellule dell'organo sviluppano un processo infiammatorio cronico che, spesso, conduce alla sua riduzione funzionale. Si genererà così la condizione nota come ipotiroidismo.

La tiroidite di Hashimoto nella seconda decade della vita interessa circa l'uno-due percento della popolazione. Tra i 50 e i 60 anni si riscontra nel tre-quattro percento degli individui. Non sono ancora chiare le cause di questo autosabotaggio del sistema immunitario. L'aggressione, che sembra avere origini multifattoriali, va messa in relazione con fattori ereditari, dietetici (un improvviso aumento dell'apporto di iodio può aggravare il processo autoimmune), sessuali (è più comune nelle donne rispetto agli uomini con un rapporto di 5-10:1) e con l'età (è tipica, come già detto, della seconda decade). Il disturbo spesso si associa ad altre malattie autoimmuni, come la celiachia, il diabete di tipo 1, il morbo di Addison, la vitiligine, l'artrite reumatoide.

La tiroidite linfocitaria cronica generalmente ha un esordio subdolo e può rimanere asintomatica per molto tempo. La progressione è dunque lenta, ma si conclude con un danneggiamento irreversibile della ghiandola. Si instaura così un quadro di ipotiroidismo secondario caratterizzato da un calo degli ormoni tiroidei nel sangue. Le manifestazioni cliniche, dunque, variano a seconda della gravità dell'ipotiroidismo. In un primo momento sintomi come debolezza e affaticamento possono essere confusi come segni di altri disturbi. Successivamente le manifestazioni si fanno più invalidanti e comprendono: alterazioni del ciclo mestruale, aumento di peso, bradicardia, capelli e unghie fragili e secche, crampi muscolari, depressione. Ancora pallore, raucedine, pelle secca, ritenzione idrica e sensazione di freddo.

In risposta alla diminuzione dei livelli ematici degli ormoni tiroidei, l'ipofisi cerca di compensare il deficit aumentando la produzione di TSH. Ciò, a lungo andare, provoca un ingrandimento dell'organo che si accompagna tipicamente alla formazione del gozzo. Questo rigonfiamento se di importanti dimensioni, oltre alle ripercussioni estetiche e psicologiche, può determinare problemi respiratori e di deglutizione. Altre complicanze della tiroidite di Hashimoto sono i livelli aumentati di colesterolo Ldl con conseguente rischio cardiovascolare, la cardiomegalia e il mixedema. La cura si basa sostanzialmente sull'assunzione di tiroxina sintetica, ma solo nel caso in cui viene riscontrato un ipotiroidismo franco o subclinico (specialmente nelle donne che stanno per iniziare una gravidanza) e in presenza di gozzo importante.