Da Tokyo uno studio per combattere il tumore al cervello

La cura studiata dagli esperti dell’Institute of Medical Science Hospital dell’Università di Tokyo allunga le aspettative di vita di chi viene colpito dalla malattia

Tumore al cervello, da Tokyo una cura per combattere la malattia

Sono notizie che fanno ben sperare quelle che arrivano da Tokyo sulla lotta contro il tumore al cervello e sulla possibilità di allungare la vita a chi viene colpito dalla malattia. Gli esperti dell’Institute of Medical Science Hospital dell’Università di Tokyo hanno portato avanti una ricerca definita di “Elevata efficacia” e quindi “Cura possibile”. I risultati del lavoro del team dei ricercatori è stato pubblicato su Nature Medicine. Vediamo di cosa si tratta.

La lotta contro il glioblastoma

Glioblastoma, un nome poco conosciuto ai più ma i cui effetti sono deleteri e conosciuti. Si tratta della forma più aggressiva di tumore che colpisce il cervello in età adulta. Nonostante abbia come bersaglio il sistema nervoso centrale, può anche estendersi nel tronco celebrale, nel cervelletto, fino al midollo spinale. Un cancro che si genera in un gruppo di cellule, chiamate Glia, che ha una funzione di sostegno dei neuroni. Il glioblastoma generalmente colpisce le persone di età compresa tra i 45 e i 75 anni, ma ciò non esclude che possa colpire anche i giovani. Una volta colpiti da questa patologia le aspettative di vita non sono lunghe. Proprio per questo motivo, lo studio dei ricercatori di Tokyo si è manifestato sorprendente.

La ricerca

Lo studio portato avanti dai ricercatori dell’Institute of Medical Science Hospital dell'Università di Tokyo ha avuto l’effetto di rallentare la neoplasia attraverso la somministrazione di un virus geneticamente modificato direttamente nella massa tumorale. Una ricerca condotta dal 2009 al 2014 con risultati che hanno dimostrato la possibilità di allungare la vita dei pazienti. Sono 19 le persone affette da glioblastoma che si sono sottoposte alla sperimentazione in una fase in cui la malattia, con le cure standard, si manifestava in fase residuale o di ripresa. Qui, l’intervento degli studiosi, i quali per frenare la diffusione del tumore e, allo stesso tempo, per far reagire il sistema immunitario, hanno apportato una modifica genetica all’l'Herpes Simplex Virus di tipo 1, meglio conosciuto come Herpes labiale. In questo modo lo hanno testato sui pazienti presi in carico.

I risultati del trattamento G47Δ

Chiamato G47Δ, il trattamento prevede fino a sei somministrazioni. I virus oncolitici sono molto aggressivi e la loro funzione è quella di infettare e uccidere le cellule tumorali. Dunque le varie modifiche genetiche sono state introdotte per “aumentare l'affinità con le cellule tumorali e stimolare una risposta più efficace”. Dopo un anno dall’inizio della sperimentazione è stato dimostrato che l'84% dei pazienti è rimasto ancora in vita e che nel complesso, “la sopravvivenza media dall'esecuzione del trattamento fosse arrivata a 20 mesi”.

Quando lo studio è giunto al suo termine, tre pazienti erano ancora vivi. Per uno di loro le aspettative di vita erano di 4 anni, per due pazienti invece erano di 5 anni. I ricercatori hanno rilevato che “I pazienti sopravvissuti più di 3 anni dopo la terapia con G47∆ avevano dimensioni del tumore iniziali inferiori rispetto a quelli sopravvissuti meno di 1 anno. Pertanto – hanno concluso -il trattamento precoce può essere giustificato per ottenere un'elevata efficacia e potenzialmente ottenere una cura”. I risultati hanno parlato dunque chiaro e lo studio eseguito ha ottenuto l’approvazione delle autorità giapponesi.

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