Tumore del polmone, con nivolumab migliora l'aspettativa di vita

Lo studio di Bristol Myers Squibb riapre le porte alla speranza nella lotta al tumore del polmone non a piccole cellule resecabile: cosa dicono i risultati

Tumore del polmone, migliora la sopravvivenza con nivolumab

Buone notizie dallo studio di Fase 3 CheckMate-816 di Bristol Myers Squibb, incentrato sulla sopravvivenza libera da malattia nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule resecabile dallo stadio IB a IIIA. Nello studio, è stato utilizzato nivolumab più chemioterapia, combinazione che ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente importante per le persone colpite da tale patologia che hanno partecipato al trial.

La medesima associazione aveva mostrato in passato il suo valore nella risposta patologica completa, altro endpoint primario dello studio. Lo stesso vale per il profilo di sicurezza della combinazione dei due trattamenti, coerente con gli studi effettuati in precedenza nel tumore del polmone non a piccole cellule.

Tumore al polmone, un nemico invisibile ma letale

La malattia è la principale causa di morte per tumore a livello mondiale. Ha una maggiore incidenza il tumore del polmone non a piccole cellule che rappresenta l’84% delle diagnosi, in particolare per quanto riguarda quello non metastatico con una casistica che tocca il 60% del totale.

Molti di coloro che ricevono una diagnosi di tumore del polmone non a piccole cellule non metastatico vengono curati con la chirurgia, sebbene una percentuale ancora troppo alta di essi sviluppi una recidiva in seguito alla resezione, talmente grave da poter condurre anche alla morte. Per questo la somministrazione di neoadiuvanti, ovvero trattamenti precedenti all’intervento chirurgico, e adiuvanti, consecutivi alla resezione, diventa la chiave di volta per una crescita in positivo della curva dei risultati a lungo termine.

Come neoadiuvante e adiuvante, nivolumab si è dimostrato un valido supporto nel trattamento del tumore del polmone, vescica, esofago/giunzione gastroesofagea e melanoma.

Nivolumab e chemioterapia, i pareri degli esperti

«Anche se lo scopo della chirurgia è curativo nel tumore del polmone non a piccole cellule resecabile, una percentuale tra il 30% e il 55% dei pazienti sviluppa recidiva dopo la chirurgia e in definitiva ci si deve arrendere alla malattia, confermando una forte necessità di opzioni aggiuntive che possano interrompere questo ciclo» afferma Nicolas Girard, M.D., Ph.D., professore di medicina respiratoria alla Paris Saclay University e responsabile del Thorax Institute Curie Montsouris di Parigi, sottolineando l'utilità del trattamento contro la ricomparsa della malattia. Lo specialista aggiunge: «I dati positivi di sopravvivenza libera da malattia osservati con nivolumab neoadiuvante più chemioterapia sono rivoluzionari e possono avere implicazioni importanti nel trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule resecabile».

Lo studio randomizzato, in aperto, multicentrico per la valutazione di nivolumab più chemioterapia rispetto alla sola chemioterapia, ha coinvolto 358 pazienti colpiti dalla patologia. Parere positivo arriva anche da Abderrahim Oukessou, M.D., vice president, thoracic cancers development lead, Bristol Myers Squibb: «CheckMate-816 è il primo studio di Fase 3 basato su un’associazione immunoterapica che dimostra un beneficio statisticamente significativo e clinicamente importante come terapia neoadiuvante dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule non metastatico. L’associazione di nivolumab e chemioterapia ha mostrato inizialmente un miglioramento statisticamente significativo nel tasso di risposta patologica completa, senza conseguenze sui risultati della chirurgia, e ora ha prolungato il tempo in cui i pazienti vivono liberi da progressione di malattia, recidiva o morte».

L’importanza del trattamento sia in fase “pre” che “post” operatoria diventa ancora più evidente se si considera che la presenza della patologia consente una risposta immunitaria ancora più forte, potenziando l’efficacia del trattamento sul tumore primario oltre a colpire le micrometastasi occulte. Per questo come Girard, anche Oukessou ha ribadito l’importanza del valore nel tempo del farmaco: «I dati di sopravvivenza libera da malattia dello studio CheckMate-816 rafforzano l’evidenza del potenziale delle terapie a base di nivolumab nel migliorare i risultati clinici a lungo termine, negli stadi precoci dei tumori non metastatici».

I risultati di CheckMate-816 saranno condivisi da Bristol Myers Squibb una volta completata la valutazione da parte dell’azienda in un convegno medico come avvenuto in passato. I dati emersi in precedenza sono stati presentati nei congressi annuali della American Association for Cancer Research (dati di risposta patologica completa) e della American Society of Clinical Oncology (risultati chirurgici) del 2021.

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