Tumore al seno, Irst sviluppa la molecola che lo blocca

Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell'Istituto tumori della Romagna (Irst) in collaborazione con il Methodist Hospital Research Institute di Houston

Le statistiche parlano chiaro, circa una donna su dieci ne viene colpita nel corso dell'esistenza. Il tumore al seno è la neoplasia più frequente del sesso femminile e si caratterizza per la formazione di un tessuto costituito da cellule che crescono in maniera abnorme e anomala all'interno della ghiandola mammaria. Quattro sono gli stadi secondo i quali la malattia può essere classificata. In quello iniziale (Stadio 1) il carcinoma è confinato nel tessuto adiposo. Successivamente si diffonde nelle immediate vicinanze (Stadio 2) o si estende ai tessuti sottostanti della parete toracica (Stadio 3). Lo stadio 4, infine, corrisponde al cosiddetto tumore al seno metastatico. Le cellule cancerose hanno ormai raggiunto gli altri organi, in particolare il cervello, il fegato e i polmoni.

Le cause di questa patologie non sono ancora note, tuttavia esistono fattori di rischio in grado di favorirne la comparsa. Tra questi il più importante è l'età. La maggior parte dei casi, infatti, viene diagnosticata in pazienti con un'età superiore ai 50 anni. Da non sottovalutare, poi, il menarca prima dei 12 anni, la familiarità, la nulliparità, la menopausa tardiva e la prima gravidanza dopo i 30 anni. Circa il 10% delle donne, soprattutto giovani, ha più di un parente affetto dal carcinoma che, secondo diversi studi, può essere l'esito di un uso prolungato ed eccessivo di estrogeni. Infine, a determinare il cancro, concorre altresì una ormai riconosciuta predisposizione genetica, in particolare quella riguardante i geni oncosoppressori BRCA-1 e BRCA-2. Proprio da questi dipende il 50% delle tipologie cancerose ereditarie.

Va tuttavia specificato che in tali casi si eredita solo la predisposizione al tumore al seno, non la malattia. Ulteriori fattori di rischio includono: sedentarietà, sovrappeso, obesità, fumo di sigaretta, abuso di alcol, dieta povera di frutta e verdura. Obiettivo principale è la prevenzione che consiste nell'osservazione periodica della mammella, finalizzata alla scoperta di eventuali anomalie e alla formulazione, così, di una diagnosi precoce. Uno dei sintomi a cui si deve prestare attenzione è l'aumento della consistenza del seno legato alla presenza di noduli. Occhi puntati, infine, su piccole rientranze della cute, secrezioni sierose o ematiche, lesioni eczematose e ingrossamento dei linfonodi sotto l'ascella.L'insieme cellulare ed extra-cellulare nel quale la neoplasia si sviluppa, noto come microambiente tumorale, ricopre un ruolo chiave nel processo di proliferazione e di diffusione delle cellule malate nel corpo. Obiettivo degli ultimi anni è proprio quello di riuscire a decifrare il linguaggio con il quale comunicano a livello molecolare le cellule cancerose e il microambiente che le accoglie.

Tiene conto di questa finalità un'importante progetto di ricerca dell'istituto tumori della Romagna Irst Irccs. Grazie a uno studio iniziato nel 2012 dagli scienziati del Centro di osteoncologia, Tumori Rari e Testa-Collo, in collaborazione con il Methodist Hospital Research Institute di Houston (Texas, Usa), è stata realizzata in vitro una molecola nanotecnologica provvista di un farmaco anticancro già impiegato in clinica e di un anticorpo. Questo esempio di sofisticata tecnica di ingegneria biomedica, intervenendo sul microambiente tumorale, potrebbe interrompere il processo di crescita della malattia. "La speranza - spiega il dottor Toni Ibrahim, direttore del CdO-Tr-Tc e direttore ad interim Immunoterapia, Terapia Cellulare Somatica e Centro Risorse Biologiche - è quella di verificarne la capacità farmacologica e i risultati ottenuti in fase pre-clinica anche nel paziente così da traslarlo, il prima possibile nei percorsi di cura".

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