"Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?". Si aprono le iscrizioni per l'accesso alle scuole medie e superiori e sembra confermata la tendenza dei genitori italiani nel seguire fiduciosi il senso della vita molto pratico e senza fronzoli di Renzo Tramaglino quando, esasperato, va da don Abbondio per cercare di capire il motivo per cui il parroco continua a rifiutarsi di celebrare le sue nozze con Lucia. E don Abbondio, per nascondere la sua vile paura, parla con citazioni e formule latine per confondere il suo interlocutore, il quale sbotta con la celebre frase sul latinorum.
Il passo di Manzoni è magistrale per spiegare il conflitto tra la lingua del popolo (Renzo) e quella del potere (don Abbondio): duecento anni fa l'autore de I promessi sposi ci aveva illustrato questa grande verità, ma noi oggi invece di farne tesoro siamo sempre più diventati ferventi tifosi di Renzo Tramaglino. Cosa ce ne facciamo del latinorum per i nostri figli? si chiedono i genitori: infatti crollano le iscrizioni al liceo classico, considerato un luogo di insegnamento tradizionalista, nostalgico del passato. Molto più opportuni gli studi scientifici che aprono alla contemporaneità, al linguaggio della tecnologia, cioè a quello che domina il mondo.
Ma allora viene un dubbio: vuoi vedere che il timido Renzo è riuscito ad avere la meglio nel corso di duecento anni su don Abbondio, facendo prevalere il suo linguaggio su quello del parroco? Infatti, i "renziani" hanno via via col tempo emarginato il linguaggio colto, quello della nostra grande classicità, lo hanno reso inutile, ridicolizzato e piano piano lo hanno sostituito con un linguaggio pratico, sempre più corrispondente allo sviluppo della tecnica, poi della tecnologia, dell'informatica, del web, di internet. Infatti, se Manzoni era andato a "sciacquare i panni in Arno" per italianizzare la lingua del libro, i suoi figliocci "renziani" sono andati negli Stati Uniti per imbarbarire la nostra lingua con insopportabili (spesso inutili) anglismi.
Il gioco di prestigio è così compiuto: la lingua del potere non è più il latino, è quello della tecnologia, per cui i "renziani" che vogliono garantire una formazione moderna ai propri figli, non li iscrivono al liceo classico, preferendo per loro studi scientifici. Hanno ragione? Non hanno ragione. Certamente sono in assoluta buona fede. Ma la cultura cerca il fondamento della conoscenza, e per andare in profondità ha bisogno di trovare il senso della Storia.
Proprio questa funzione hanno gli studi classici; in prospettiva, è facile prevedere un nuovo rovesciamento dei fronti linguistici. Si pensi a come l'intelligenza artificiale modificherà le nostre strategie di conoscenza. Tutto il dominio tecnologico scientifico avrà un bisogno vitale di cultura umanistica per essere governato, perché la stessa intelligenza artificiale non può che avere il proprio fondamento nelle millenarie civiltà della terra.
E così, il vecchio ma sempre nuovo liceo classico, ritenuto erroneamente una malinconica cenerentola della nostra cultura, sarà sempre più un luogo di formazione elitaria, lasciando ai scientifici "renziani" la gestione "operaia" di quei saperi tecnologici che nel nostro umanesimo hanno il loro fondamento.