Sanità, 2 miliardi di debito-fantasma

Antonella Aldrighetti

L’effettiva consistenza del dissesto finanziario della sanità laziale sta diventando una specie di telenovela, tanto che il governo ha già imposto alla giunta Marrazzo un super-advisor in grado di certificare con esattezza i conti del settore. Nel frattempo spunta un’altra novità: ben due miliardi, dei complessivi dieci dichiarati dalla Regione Lazio, non esisterebbero. Sarebbero, cioè, un debito-fantasma. Almeno questo è quanto sostiene il senatore di Alleanza nazionale Andrea Augello, già assessore regionale al Bilancio nella giunta Storace. Augello ha rifatto i conti spiegando che la giunta Marrazzo, invece, li ha sbagliati. O meglio, avrebbe calcolato due volte la spesa farmaceutica della Asl RmC e non avrebbe, invece, conteggiato due transazioni già pagate dalla Regione negli anni scorsi.
Lo stato debitorio, annunciato e imputato alla giunta Storace in carica fino all’aprile del 2005, sarebbe in gran parte «scontato» da alcune corrispondenze negli stati patrimoniali, da altre fatture di forniture già transate ma ancora non contabilizzate e pure dall’accordo sulla farmaceutica stipulato nel 2004.
Augello sottolinea che il propagandare certe cifre, come appunto i 10 miliardi di buco, non risponda alla realtà dei fatti, perché «premesso che 2 miliardi siano dovuti dal governo al Lazio in virtù del Fondo sanitario nazionale e quindi non sono computabili tra i debiti reali invece, in merito all’ammontare debitorio complessivo di 8 miliardi, almeno 2 sono già stati pagati attraverso operazioni di cartolarizzazione denominate Atlantide 1 e Atlantide 2. Cosicché il disavanzo ammonterebbe a 6 miliardi di euro non più a 10 visto: 2 riferibili al disavanzo 2005, anno in cui la giunta Storace è rimasta in carica fino ad aprile; 2 ascrivibili a responsabilità della giunta Storace censiti al 31 dicembre 2004; altri 2 occultati per colpa o dolo dalla giunta Badaloni. E su quest’ultima cifra c’è bisogno di aprire un tavolo tecnico di controllo per analizzare lo stato patrimoniale del 2001 in dettaglio visto che, fino ad allora, nei bilanci la cosiddetta partita doppia non era stata applicata».
Per quanto riguarda quello che è ancora un giallo ossia scovare dal patrimoniale del 2001 che fine abbia fatto l’ultima tranche dei 2 miliardi mancanti è anche desiderio dell’ex presidente del Lazio Francesco Storace che per fare luce sull’ammontare debitorio ha messo nero su bianco, in una lettera al ministro Padoa-Schioppa, quelle che sono le proprie reali responsabilità. Lo studio minuzioso dei conti, comunque, presto o tardi lo farà il super-advisor. Restano invece dubbi e perplessità politiche perché mancano all’appello il piano di rientro e l’effetto spalmatura del debito. Una questione che misura «l’efficienza legislativa in contrapposizione con il livello mediatico - taglia corto il capogruppo di Forza Italia Alfredo Pallone - Darei 2 alla prima e 8 alla seconda anche perché da quando si è insediata la giunta Marrazzo altro non fa che smentire se stessa sui debiti da conteggiare mentre, riguardo alle politiche economiche per il recupero delle risorse finanziarie, si passa all’analisi sociologica: la maggioranza ha scelto come sport nazionale la via dello scaricabarile di responsabilità sui predecessori. Se è questo il modo di alimentare l’immagine mediatica della regione allora ci si deve mettere a fare gli 007 anche per fare un’indagine sui conti della sanità degli ex presidenti Gigli, Pasetto e Badaloni non solo su Storace».
E in questo clima di grossa incertezza amministrativa rimane al palo il riordino della rete ospedaliera e la ratifica delle linee guida sanitarie ormai decadute.

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