Sanità, il piano di Marrazzo non è credibile

Antonella Aldrighetti

Sarà pure arrivato il giorno della resa dei conti - quelli sanitari - per la giunta regionale che ieri ha licenziato l’atto di indirizzo sul rientro del deficit regionale, ma l’ultima parola starà al governo che dovrà stabilire di quanto ancora graverà l’incremento della pressione fiscale progressiva sulle famiglie del Lazio. Vale a dire che le ristrettezze sull’offerta sanitaria messe in campo dalla sinistra regionale come antidoto al disavanzo non produrranno quel risparmio sperato ma occorrerà agire con lo strumento fiscale. Già, non basteranno i tagli a farmaceutica, diagnostica e specialistica, tantomeno il tetto imposto ai ricoveri e ai day hospital, ma serviranno misure per fronteggiare l’entità del debito e stimare, senza margine di errore, i tempi di rientro. I dubbi sulla programmazione sanitaria verranno sciolti quindi solo la fine della prossima settimana dal governo. Prima di allora sarebbe mera propaganda parlarne. E il perché viene sottolineato dal senatore di An Andrea Augello, già assessore al Bilancio nella passata giunta di centrodestra, che critica il “toto-deficit” che la giunta Marrazzo sta cercando di far passare «con un’operazione di pura fantasia contabile che prevederebbe 1 miliardo e 100 milioni di euro di disavanzo mentre - dice - le cifre fin qui disponibili parlano di una previsione vicina ai 2 miliardi. Vale a dire che il cosiddetto piano di risanamento continua a essere diffuso nascondendo i dati reali del disavanzo 2006 che non corrispondono affatto a quelli riportati. Mentre le stesse misure di abbattimento del deficit verrebbero affidate a provvedimenti assai fumosi sul piano dell’efficacia».
E sui provvedimenti in via di adozione prende la parola il capogruppo Udc Rodolfo Gigli che accusa la giunta Marrazzo di ostentare una «superficiale cultura di governo sia in materia di misure per arginare il deficit corrente sia per porre rimedio al disavanzo del pregresso con operazioni politiche in accordo con le linee guida del governo centrale. Speravamo che la giunta producesse un documento ripiana-deficit più vivace e più concreto, invece è semplicemente quello di un mese fa, prima di aver avviato sia i tavoli tecnici che la concertazione con le parti sociali».
Fin qui le critiche alle indicazioni sul piano di rientro del deficit dettate dalla giunta ulivista hanno toccato essenzialmente temi di indirizzo politico ma c’è pure chi azzarda il rovescio della medaglia: «Il vero piano riguarda l’incremento della tassazione e non è un’alternativa ad esso. E per due buone ragioni, perché - chiosa il vicecapogruppo di Forza Italia, Stefano De Lillo - il piano è riferito a un deficit scontato e che, guardacaso, ha annunciato tagli su materie strategiche per le Regioni come la sanità». Che dire invece della tanto propagandata concertazione con le parti sociali che avrebbe dovuto portare a un contributo sostanziale al piano antideficit? Se per il senatore Augello il dibattito rimane aperto (visto che la giunta ulivista dovrebbe ammettere che in un anno ha raddoppiato il disavanzo), dall’altra parte, il sindacato di categoria Fials/Confsal, parla di «contraddizione politica, mancanza di trasparenza e poca dimestichezza partecipativa perché ancora non sono stati adottati provvedimenti che diano immediate garanzie di rientro finanziario se non l’aumento delle tasse regionali».

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