Santoro fa il martire: «Boicottano Annozero»

RomaDa Napoli in giù, Salerno compresa, il giochino è risaputo. Sintetizzato nello struggente motto chiagne e fotte, celebra la capacità del più astuto di anticipare le mosse degli avversari, caricarsi la croce (non senza richiamare a sé samaritani a grappolo), e cominciare il proprio martirio innalzando alti lai, prima che lo compiano altri. Nel gioco non c’è perdenza, dicono i napoletani: si vince in ogni caso, e si gode tre volte tanto.
Dalla nascita salernitana in giù, dall’idolatria dei compagni di lotta e di scuola, dall’editto bulgaro e da bellaciao in diretta - poltrona di Strasburgo compresa - rieccoci dunque a Michele, risaputo campione della fruttuosa filosofia. E a domandare «Michele chi?», come fece un famoso presidente della Rai (Enzo Siciliano), si rischia di vedere persino l’interrogazione essere sfruttata dal Nostro come titolo di un libro (auto-bio-agio-grafico, ovvio).
Il Rieccolo, al secolo Michele Santoro, batte cassa (più adeguato, grancassa) prim’ancora che la nuova edizione di Annozero veda luce, il 24 settembre. Una sua lettera vibrante sdegno e grondante sospetti è stata ieri recapitata al direttore generale della Rai, Mauro Masi, al direttore di Raidue, Massimo Liofredi, e all’intero Cda. «A due settimane dalla partenza di Annozero nessuno dei contratti dei miei collaboratori è stato ancora firmato», denuncia il re dei presentatori di piazza. Aggiungendo che «non sono stati resi operativi gli accordi con operatori e tecnici», né «sono stati diffusi gli spot...». Che onta, che dolore. Una situazione simile - prosegue - «non si era mai verificata da quando lavoro in televisione, né era mai accaduto che obiezioni e perplessità in materia editoriale si presentassero sotto forma di impedimenti burocratici». Michele ha a cuore «l’autonomia dell’azienda», e orecchie ben tese lungo i corridoi di Saxa, tanto che gli «risulta che anche altri programmi di punta del servizio pubblico, in particolare di Raitre, abbiano gli stessi problemi e si trovino a dover superare ostacoli pretestuosi per la messa in onda. Si tratta di pezzi pregiati che offrono al pubblico importanti motivazioni per continuare a pagare il canone e contemporaneamente risultano tra i più appetibili per la pubblicità...». Per coloro dei capi che avessero problemi di sordità e/o comprensione, Santoro mette nero su bianco che «dal momento che giornali e agenzie vicini al premier continuano a diffondere notizie su vostre intenzioni che a me non risultano ma che voi non provvedete a smentire, sono costretto a ricordare, a voi prima di tutto, ma anche al presidente della Rai e ai consiglieri d’amministrazione, che io sono in onda non per decisioni di un partito ma per una sentenza della magistratura interamente confermata in appello. Perciò pende un procedimento presso la Corte dei conti che vorrebbe attribuire a responsabilità individuali i costi che la Rai ha dovuto accollarsi per le condanne subite». Una minaccia? Anche di più, perché il presentatore di Annozero conclude perentorio: «Vi comunico quindi che io non intendo rinunciare a quanto le sentenze stabiliscono e, nell’interesse dell’Azienda, mi aspetto che si recuperi il tempo perduto...». E più tardi insiste: «Avete intenzione di rispettare la sentenza? Avete obiezioni contro Travaglio?». Un diktat, e di certo un grande spot in assonanza con la «giornata dell’informazione». Il tentativo di puntare forte per sbloccare l’unico contratto in sospeso per motivi di «opportunità», quello del collaboratore Marco Travaglio. Come balbetterà il direttore Liofredi, infatti, le altre richieste di rinnovo «sono già state inoltrate alle strutture competenti», e all’appello mancano soltanto quella per la sostituta della Granbassi e quella di Travaglio. Mosca cocchiera, quest’ultima, che ha fatto saltar su Santorescu, bomber tv abituato a buttarsi a terra in area, pur di poter urlare: rigore, rigore!