Satec 2010, dove eravamo rimasti e da dove ripartiamo

Mai come quest’anno il tema del Sa­tec, la tradizionale convention di Ucina-Confindustria Nautica, si ri­vela di straordinaria attualità, in un momento delicato e complesso, qual è quelloche sta attraversando la nostra econo­mia e, più in generale, l’economia dell’Unio­ne Europea

Satec 2010, dove eravamo rimasti e da dove ripartiamo

di Anton Francesco Albertoni

Mai come quest’anno il tema del Sa­tec, la tradizionale convention di Ucina-Confindustria Nautica, si ri­vela di straordinaria attualità. In un momento delicato e complesso, qual è quelloche sta attraversando la nostra econo­mia e, più in generale, l’economia dell’Unio­ne Europea, abbiamo scelto di confrontarci per analizzare l’evoluzione dei mercati inter­nazionali, individuare nuove strategie e stu­diare come e dove focalizzare i prossimi inve­stimenti. Grazie ad alcuni primi positivi se­gnali di recupero, possiamo sperare di essere ormai nella coda della crisi, ma sarebbe im­prudente pensare di essersi definitivamente lasciati alle spalle tutte le difficoltà sperimen­tate negli ultimi 18 mesi. Ci interroghiamo oggi, sull’onda degli esiti di uno studio condotto a quattro mani dalla Fondazione Edison e dalla Fondazione Sym­bola, su quali dovranno essere le nostre scel­te per affrontare la ripresa nel modo più com­­petitivo. Nell’ultimo decennio la nautica è di­ventata un vero e proprio settore industriale, degno di ammirazione e rispetto. È un risulta­to c­he deve rendere orgogliosi tutti gli impren­ditori del comparto: siamo un settore trainan­t­e e dinamico che può ancora vantare una lea­dership mondiale nel segmento delle grandi barche, detenendo il 51,3% del portafoglio or­dini. La sfida del domani si gioca non solo nel mantenimento di questo primato ma anche, e forse ancora di più, sul piano della competi­tività globale, sulla ricerca continua e senza cedimenti della creazione di vera qualità. Una qualità che deve animare le nostre impre­se in modo trasversale: dalla progettazione alla produzione, dalla vendita ai servizi al cliente. L’industria nautica italiana, dunque, dovrà continuare a investire sulla sostenibili­tà ambientale per proporre imbarcazioni me­no inquinanti e rispondere così alle esigenze di una clientela sempre più attenta ed eco­sensibile. Ugualmente prioritario sarà impa­rare a fare squadra, superando le logiche indi­vidualiste per sviluppare strumenti e politi­che di aggregazione nell filiera. Proseguiremo certamente nel percorso di crescita di una cultura orientata al cliente, al quale non basta offrire il meglio a livello di prodotti e di servizi, ma anche aiutarlo a fare scelte consapevoli e alla sua portata. Ma in definitiva la partita si giocherà sulla nostra ca­pacità di ripensare le nostre organizzazioni, migliorandone l’efficienza e rafforzandone la capitalizzazione. Un tema, questo, davve­ro cruciale in un contesto congiunturale an­cora instabile. Quest’anno, inoltre, con il Sa­tec apriamo anche una finestra sul mondo, utile sia per raccogliere testimonianze su quella che è la percezione della nautica italia­na all’estero sia per meglio comprendere che cosa sta accadendo in questo settore sui mer­cati internazionali. Hanno risposto alla nostra chiamata Annet­te Roux, presidente di Beneteau, Tom Dam­mrich, presidente di National Marine Manu­­facturers Association, l’organizzazione che rappresenta l’industria nautica nordamerica­na, e Beniamino Quintieri, Commissario del governo per l’Expo di Shanghai. Infine un sa­luto affettuoso e ammirato a Luigi Cesare Ca­sarola, Carlo Borlenghi, Annunziato Zucca, Giovanni Zuccon e Annette Roux, 5 straordi­nari testimoni del miglior saper fare in mate­ria di barche cui, in virtù di una più che tren­tennale esperienza sul campo, il mondo della nautica ha reso onore conferendo loro il pre­mio «Pionieri della Nautica»,giunto quest’an­no alla sua XXI edizione. Una testimonianza tangibile di come, per costruire un futuro di successo, servano radici solide e profonde.

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