Leggi il settimanale

Il sax di Bill Evans al Blue Note fa rivivere il mito Miles Davis

Le composizioni classiche mixate a materiali originali, in tensione tra memoria e contemporaneo

Il sax di Bill Evans al Blue Note fa rivivere il mito Miles Davis
00:00 00:00

Il sold out registrato per oggi al Blue Note Milano non è soltanto un dato di calendario, ma il segno tangibile di un'eredità musicale che continua a parlare al presente. Protagonista della speciale serata di oggi è il sax di Bill Evans, figura chiave della scena jazz-fusion contemporanea, che torna in città con il suo "Special Miles Davis Anniversary Celebration Tour", rendendo omaggio a uno dei giganti assoluti del Novecento, Miles Davis, il grande rivoluzionario del jazz di cui ricorre il centenario della nascita. Evans incrociò il "genio maledetto" Davis all'inizio degli anni '80, poco più che ventenne, entrando a far parte di una delle formazioni più visionarie del trombettista. Un'esperienza formativa decisiva, che lo proietta in una dimensione internazionale e ne definisce l'identità artistica: energia dirompente, apertura ai linguaggi e una concezione fluida del jazz. È proprio questa lezione, ereditata dal maestro, a costituire il cuore del concerto milanese, dove le composizioni di Davis dialogano con materiali originali in una continua tensione tra memoria e contemporaneità.

Il percorso di Evans si distingue per una straordinaria capacità di attraversare mondi sonori differenti. Dopo l'esperienza con Davis, è al fianco di John McLaughlin nella Mahavishnu Orchestra, contribuendo a uno dei capitoli più intensi della fusion anni '80. Negli anni successivi le collaborazioni si moltiplicano: da Herbie Hancock a Mick Jagger, fino a Andy Summers, in un intreccio di jazz, rock e contaminazioni che definiscono il suo stile inconfondibile. Parallelamente, il suo progetto solista diventa un laboratorio creativo duraturo, capace di attrarre talenti come Victor Bailey, Darryl Jones e Dennis Chambers. La formazione che approda al Blue Note riflette questa vocazione all'incontro: Keith Carlock alla batteria, Gary Husband alle tastiere e Felix Pastorius al basso elettrico compongono un ensemble di altissimo profilo, pronto a muoversi tra soul, funk, neo-jazz e improvvisazione senza confini.

Non si tratta di una semplice celebrazione, ma di una reinvenzione continua del linguaggio davisiano, filtrato attraverso sensibilità contemporanee. In questo contesto, il club di via Borsieri si conferma non solo come palcoscenico, ma come crocevia culturale. Dalla sua apertura, il palco ha ospitato leggende del jazz internazionale, diventando un punto di riferimento per artisti affermati e nuove generazioni, un luogo in cui la tradizione incontra le evoluzioni più attuali della musica improvvisata. Ieri tempio per icone storiche, oggi spazio vitale anche per nuove contaminazioni e per un pubblico sempre più trasversale.

Il concerto dedicato al grande Davis, di cui proprio quest'anno si celebra il centenario, si inserisce pienamente in una traiettoria più ampia: quella di un jazz che non smette di rinnovarsi, capace di celebrare i propri miti senza trasformarli in reliquie, ma facendone materia viva, pronta a essere riscritta ogni sera sul palco.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica