Steven Spielberg, emarginato, solo e bullizzato

Non fu facile l'infanzia per Steven Spielberg: emarginato, dislessico, solo e "diverso", dovette trovare la forza per non essere "lo scemo del villaggio"

Steven Spielberg - Lo scemo del villaggio

Una piccola telecamera da 8 millimetri, un bambino americano di soli sette anni, i genitori e i familiari come attori, una casa come set, tutto è pronto per girare piccoli filmati da un prodigioso piccolo regista, Steven Spielberg.

A quanto pare Steven ha già le idee chiare su cosa vuol fare da grande e da subito si mette al lavoro. Ha appena undici anni e firma il suo primo cortometraggio: due treni che si scontrano in modo tragico.

Ma tragica, in qualche modo, è pure la sua infanzia. Bullizzato dai suoi coetanei perché ebreo, ha paura ad andare a scuola, perché lo minacciano e gli urlano: "Sporco ebreo!". Si sente emarginato oltre che solo, per via del padre che è sempre lontano e quindi assente.

Le difficoltà sono presenti anche nella lettura: per due anni non riesce a leggere e si vergogna a farlo davanti alla classe, non riesce a capire cosa ha di diverso dagli altri. Solo da grande scopre di soffrire di dislessia. Si rifugia dietro a una telecamera, la sua via di fuga, tra squali terrificanti, dinosauri, viaggi nel tempo, esploratori e dolci extraterrestri. Chi non ricorda il giovane Elliot che vola in sella alla sua bicicletta con E.T. seduto sul cestino?

La sua carriera inizia nel 1971 con un film divenuto cult tra gli amatori del cinema, "Duel", una pellicola ad alta tensione che riesce a girare in soli tredici giorni, praticamente un record assoluto. Da quel momento inizia il successo con film come "Lo squalo", "Incontri ravvicinati del terzo tipo", "E.T. l’extra terrestre", "Jurassic Park".

Nel 1993 gira il film che gli fa vincere l’Oscar, che lo posiziona definitivamente al vertice del cinema hollywoodiano, "Schindler’s List", la storia di un imprenditore tedesco che salva oltre mille ebrei dallo sterminio nazista. Da questa pellicola Spielberg non prende nemmeno un dollaro: dichiara in un’intervista che quelli sono soldi insanguinati, per cui li utilizza per fondare un’organizzazione dedicata a preservare la memoria dell’Olocausto.

Di questo uomo si raccontano tante curiosità: una tra queste che non si presenta mai per girare l’ultima scena dei suoi film. È un rito scaramantico nato durante le riprese “Lo squalo”, per paura che la troupe, in chiusura del film, lo gettasse in acqua.

Anche questa volta abbiamo conosciuto la vita di un uomo che da "scemo del villaggio" è diventato un "genio del mondo".

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