Lo scenario surreale di un voto dimezzato

In Lombardia 2,8 milioni di elettori rischiano di rimanere senza voto e 50 consiglieri regionali verrebbero sostanzialmente «cancellati» dallo scacchiere del Pirellone. Se il listino del presidente uscente lombardo Roberto Formigoni dovesse essere escluso definitivamente sia dal Tar che dal Consiglio di Stato l’ipotesi di scuola è questa. Basta guardare alle precedenti elezioni regionali del 3 aprile 2005. Allora Fi prese 1,137 milioni di voti, An 381mila (misero assieme il 35%) e la Lega poco meno di 700mila (pari al 16%). I consiglieri eletti dall'attuale maggioranza di centrodestra furono 52. Tolti i due consiglieri Udc (166mila voti, pari al 3,8%) il conto è fatto: 34 consiglieri furono eletti su base proporzionale, gli altri 16 entrarono in Consiglio grazie al bonus del listino collegato con il governatore Formigoni, che prese 400mila voti in più rispetto alla coalizione che lo sosteneva. Proprio il listino che oggi rischia di saltare assieme a tutte le liste che al listino sono agganciate, come Pdl e Lega.
Quale sarebbe dunque l'unica possibilità per gli elettori di centrodestra che si trovassero orfani dei loro tradizionali simboli? Il voto utile sarebbe quasi certamente indirizzato all'Udc, che con l'ex segretario Cisl Savino Pezzotta oggi può contare su un consenso intorno al 4-5%. Un candidato che potrebbe incontrare il placet dell'elettorato cattolico, visto che l'ex Cisl fu tra gli organizzatori del Family day a Roma contro i Pacs, ma che comunque resterebbe indigesto all'elettorato leghista.
È ovviamente uno scenario ipotetico, ma in linea teorica Pezzotta avrebbe qualche chance di vittoria (alle Regionali non c'è ballottaggio) solo se riuscisse a intercettare massicciamente il voto in libera uscita del blocco Pdl-Lega. Diversamente, per Filippo Penati, candidato governatore del centrosinistra, la partita sarebbe clamorosamente in discesa. I circa 20 punti che oggi lo separerebbero dal presidente uscente verrebbero infatti cancellati a colpi di sentenze. Sempre escludendo che, come la giurisprudenza ricorrente vorrebbe, il Consiglio di Stato dia ragione al centrodestra o che, in alternativa, il governo non decida di prorogare il termine per la presentazione delle liste con un decreto ad hoc (successe, proprio cinque anni fa, in Basilicata, che andò al voto 15 giorni dopo).
Diverso il discorso nel Lazio: il Pdl rischia di restare escluso nel collegio elettorale di Roma e nei 120 comuni della provincia capitolina, da Affile a Zagarolo. Anche in questo caso è utile verificare che cosa successe nella precedente tornata elettorale del 2005. Allora vinse l'ex giornalista Rai Piero Marrazzo, oggi travolto dallo scandalo trans e coca e costretto alle dimissioni anticipate. A Roma città gli aventi diritto sono circa 2,6 milioni. Calcolando un'astensione del 30%, si parla di 2 milioni di voti (dati 2008). Alle Comunali che videro la vittoria al ballottaggio del centrodestra con Gianni Alemanno i rapporti di forza, in città, tra le due coalizioni erano 55 a 45. In soldoni, 800mila a 650mila. In questo caso, qualora la lista del Pdl non venisse ammessa dalla giustizia amministrativa, ci sarebbero almeno 400mila voti che la candidata Pdl Renata Polverini potrebbe far dirottare sulla propria lista civica ma che verrebbero meno al Pdl, con un'incidenza sulla percentuale finale che calcoleremo più avanti.
In provincia di Roma, stando alle elezioni del 15 aprile 2008 che videro la vittoria del Pd Nicola Zingaretti al ballottaggio, il centrosinistra avrebbe circa il 47% contro una percentuale molto vicina al 46, sommando i voti raccolti da Pdl (38%), Udc (5%) e La Destra di Storace (5%), oggi alleati della Polverini. Parliamo di circa 3,4 milioni di elettori aventi diritto. Calcolando una partecipazione al voto del 70% (nel 2005 fu il 72,6%) ballano 3 milioni di voti, da dividere più o meno equamente tra i contendenti dei due poli. Se il Pdl dovesse fare a meno dei voti di comune e provincia di Roma rischierebbe di dimezzare la sua percentuale elettorale e sfiorare, nella migliore delle ipotesi, il 20% su base regionale.