Schumi: «Adesso vi spiego perché torno in Formula 1»

L'ex ferrarista è sicuro: «Sono in formissima, non vedo l'ora». E, scaramantico, chiede e ottiene il numero 3 anziché il 4 prestabilito: «I numeri pari non mi portano bene». In effetti ha vinto sempre con quelli dispari

«Ricomincio con il 3 e punto al top». L'importante non è partecipare, è vincere. Michael Schumacher scalpita e non vede l'ora di andare all'assalto dell'ottavo titolo iridato della carriera. Come noto, il 41enne pilota tedesco, dopo 3 anni di stop, torna nel Circus e lo fa al volante della Mercedes GP. Sulla sua monoposto esibirà «a sorpresa» il numero 3, come spiega al quotidiano Bild: «Ross (Brawn, il team principal, ndr) sa che preferisco i numeri dispari». Il numero 3, in realtà, pareva destinato all'altro pilota della Mercedes GP, Nico Rosberg. Il giovane, però, con ogni probabilità dovrà accontentarsi del numero 4, che non ha mai portato un driver al titolo in Formula 1.
Schumi non ha intenzione di modificare la tabellina vincente. In carriera ha sempre trionfato con un numero dispari: 5 volte si è laureato campione con l'1, una volta con il 3 e una volta con il 5. Dopo aver sistemato le questioni scaramantiche, l'ex bandiera della Ferrari fa il punto della situazione dal proprio sito ufficiale. «Mi sento come se non avessi mai smesso di correre. Abbiamo un obiettivo chiaro: vogliamo vincere i titoli mondiali. E lotteremo per questo sin dall'inizio. Questo è anche il mio standard».
La scorsa settimana Schumacher aveva verificato le proprie condizioni fisiche in un test speciale effettuato a Jerez, in Spagna, al volante di una GP2. «Il collaudo è stato super, non trovo altre parole», dice ora il pilota. «Siamo stati un po' penalizzati dal meteo nelle prime due giornate. Nella terza, però, abbiamo potuto lavorare molto e abbiamo anche potuto simulare un Gp con gomme da asciutto. È andata meglio di quanto potessi aspettarmi, mi sono sentito subito a mio agio al volante, come se non avessi mai smesso».
Nel 2009, Schumi ha dovuto accantonare il progetto di tornare a guidare la Ferrari. Il 7 volte campione del mondo avrebbe voluto sostituire il convalescente Felipe Massa ma ha dovuto fare i conti con problemi al collo (in molti ormai ritengono che il dolore fu solo una scusa in quanto Michael si accorse subito che senza molti test avrebbe sfigurato come poi accaduto a Badoer e Fisichella, ndr).
Non a caso, adesso dice: «Le conseguenze di quell'incidente ormai fanno parte del passato. Ero sicuro che il collo non mi avrebbe più dato problemi. Si tratta di cose successe un anno fa, non se ne parla più. Da dicembre - spiega - mi alleno e mi preparo fisicamente in maniera molto meticolosa, mi sento in forma e pieno di energie. Anche per questo motivo, a Jerez, mi sono sentito benissimo nell'abitacolo». Inutile sottolineare che un test al volante di una GP2 è completamente diverso rispetto ad una gara vera. «La Formula 1 è un'altra cosa. Le accelerazioni sono più violente, la forza-g è maggiore. Non si possono assolutamente fare paragoni», dice il fuoriclasse. «Ecco perché aspetto con ansia i test di febbraio: solo a quel punto potrò provare davvero le vecchie sensazioni».
Con la Mercedes, Schumi ha impostato un programma triennale. Molti, se non tutti, si sarebbero aspettati un impegno limitato al 2010. «Vogliamo raggiungere qualcosa insieme», dice riferendosi al progetto del team. «Qui c'è una struttura unica», aggiunge esaltando la squadra guidata da Brawn, il cervello che ha sempre accompagnato il driver di Kerpen nelle trionfali avventure con Benetton e Ferrari.
Nella seconda fase della sua carriera, Schumi potrà dunque contare su «Ross e il suo team campione del mondo, sul know-how della Mercedes e sul miglior motore in circolazione al momento. E vogliamo sfruttarlo». In effetti chi ha a disposizione tutto questo, non può accontentarsi di recitare un ruolo di secondo piano. Schumi spiega poi i perché del ritorno: «Dopo il mio ritiro ero felice, mi sentivo rilassato. Mi sentivo quasi liberato e mi godevo quella sensazione perché gli ultimi 2 anni nel circus erano stati molto dispendiosi per me (era stato mazzolato dal neo ferrarista Alonso, ndr). Non si trattava delle corse, che adoravo. Si trattava di tutto ciò che era legato ad una vita costantemente sotto i riflettori. Mi ha fatto molto bene rimanere tranquillo per 3 anni. È come se le mie batterie si fossero ricaricate. Ho recuperato tutta la mia energia e mi rendo conto di quanto io sia motivato perché non vedo l'ora di cominciare a gareggiare».
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