La corsa della birra finisce a chi corre per unacqua minerale: Stefan Schumacher, della Gerolsteiner, marchio liscio e gassato di Germania.
Va veloce questo giovanotto tosto dal cognome usuale nel suo Paese quanto i Rossi nel nostro, che il 21 luglio prossimo compirà 26 anni. E se fino a ieri si parlava di questo promettente giovanotto più per via di quel cognome che romba dolce e familiare nelle nostre orecchie, da oggi è arrivato il momento di parlare di Schumacher come pura e semplice realtà di un ciclismo in costante evoluzione.
Nato a Ruit il 21 luglio 1981, Schumacher passa professionista nel 2002 e in sei stagioni raccoglie 20 vittorie, di cui due questanno: una alla Tirreno-Adriatico e laltra ieri, sul Cauberg, dove si è conclusa lAmstel. A Stefan lItalia piace un sacco, per via del clima, della cucina e delle donne: «Bellissime, quanto le auto: la Ferrari resta il mio sogno...», dice. In Italia, fino a ieri, aveva anche ottenuto i risultati più belli: lanno scorso al Giro si portò a casa due tappe e vestì anche la maglia rosa. Questanno la vittoria alla Tirreno e ieri lItalia se lè lasciata accuratamente alle spalle: secondo Rebellin (leader della classifica di Pro Tour, ndr), suo compagno di squadra; terzo Di Luca; settimo Paolo Bettini; decimo Riccardo Riccò.
«Non volevo nemmeno partire, dopo la caduta ai Paesi Baschi che mi è costata dodici punti sul ginocchio ha spiegato raggiante il tedesco -. Non stavo bene, ma i tecnici della squadra mi hanno convinto, ho corso ed ora eccomi su questo podio: è incredibile...».
Lazione decisiva è stata promossa proprio da Schumacher sulla salita numero 28 (in totale erano 31), quella delle antenne: alla sua ruota Boogerd, Bettini, Rebellin e Kessler, i quali saranno successivamente raggiunti prima da Di Luca e poi da Valverde.
Nel centro di Valkenburg, proprio ai piedi del Cauberg, Schumacher è scattato e ha subito fatto il vuoto, sfruttando la grande rivalità che animava il gruppetto dei fuggitivi.
Soddisfatto il campione del mondo Paolo Bettini: «Ho fatto una bella corsa e posso dirmi più che contento, soprattutto alla luce della Freccia Vallone di mercoledì e della Liegi di domenica».
Sereno anche Riccardo Riccò: «Mi è mancato un po il cambio di ritmo, dopo venti giorni di stop credo che sia anche normale.
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