Vince con il numero uno la sua prima gara in carriera. Lo fa sul Lauberhorn di Wengen, in SuperG. Un mese fa aveva firmato il suo primo podio in val Gardena e fra tre settimane ci sono le Olimpiadi a Bormio. Ecco la costruzione di un campione: storia di Giovanni Franzoni, 24 anni da Manerba sul Garda. Da piccolo a volte non voleva fare nemmeno il trofeo Topolino, poi lo ski college a Falcade. Quattro anni fa era già una speranza azzurra: al collo 3 medaglie junior. Poi nel 2023 un incidente proprio a Wengen dove aveva già fatto i primi punti in Coppa. «È il destino» ha detto ieri, quando si è lasciato dietro tutti, a partire da Stefan Babinsky (35/100) e Franjo Von Allmen (37/100).
Giovanni, la ruota gira.
«Mi sono chiesto spesso come sarebbe stata la mia vita senza incidente e quell'anno perso a ripartire da zero in coppa Europa».
Risposta?
«Accettare il viaggio mi ha reso più consapevole e paziente. Con Max Carca che mi segue da 7 anni,
fin dalla squadra C, abbiamo virato sulla velocità e abbiamo fatto bene».
Che cosa mancava per vincere?
«Un clic di mentalità: ora non voglio tutto e subito. So lavorare sui dettagli ed aspettare».
A Wengen vincono solo i grandi: ora in quella hit c'è anche lei.
«Una vittoria, soprattutto la prima, non fa di te una leggenda. Calma: ho molta strada da fare. Sono felice, ma soprattutto orgoglioso di fare lo sciatore in coppa del Mondo. Era il mio sogno».
Si immaginava così la prima volta?
«Da piccolo, alle garette, mi chiedevo se il mio cognome sarebbe stato bene scritto con la luce verde sul tabellone: ora, che l'ho visto, lo so. Sono sempre io quel bambino. Papà determinato che non te ne perdona una; mamma dolcissima che mi ha scarrozzato per i monti, un fratello gemello primo tifoso grazie a tutti voi».
Non solo discese nella sua vita: anche dolori. Matteo Franzoso era suo grande amico.
«Gli ho dedicato il primo mio podio. Lui è nel mio cuore, nella mia mente ogni mattino quando mi
alzo, è l'energia con cui perseguire gli obiettivi e i sogni che avevamo fatto insieme».
Dopo le prove non credevano lei fosse così veloce: li ha sorpresi.
«Qualcuno mi ha detto: Ma non avrai saltato una porta? Odermatt è stato il primo a farmi i complimenti. I senatori della squadra mi danno sempre tanti consigli: Paris (ieri fuori, caviglia dolorante ndr) mi ha insegnato tanto sulla scorrevolezza, Schider mi ha parlato di Kitz».
Olimpiadi, Bormio, Stelvio: in che voto spera?
«Spero in un 9 e mezzo olimpico: adoro la pista perché
è tosta e ho bei ricordi. A febbraio ci sarà più luce, poi dipenderà dalla neve. Ho molta fiducia nelle mie abilità tecniche e fisiche. Sì, sono ottimista». Oggi discesa donne da Tarvisio (Dirette Tv alle 10.45 e 12.30).