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Olimpiadi, chi è Giovanni Franzoni, il “Sinner dello sci” argento nella discesa libera

L’argento olimpico è solo la ciliegina sulla torta di una stagione segnata dalla prima vittoria in Coppa del Mondo. Vediamo chi è il nuovo talento della velocità azzurra e il ricordo per l’amico Matteo Franzoso, morto a settembre in allenamento

Olimpiadi, chi è Giovanni Franzoni, il “Sinner dello sci” argento nella discesa libera

L’argento olimpico al collo è freschissimo, ma la storia di Giovanni Franzoni sembrava da tempo tratta da una sceneggiatura La storia di un ragazzino che sognava la gloria olimpica ma che ha dovuto superare infortuni, problemi e la morte di un caro amico prima di far esplodere la gioia oggi sulla Stelvio di Bormio. Vediamo quindi insieme come l’atleta del Garda è riuscito a salire sul podio olimpico e confermarsi come uno dei più promettenti sciatori della nuova generazione, in grado di offrire soddisfazioni ai tifosi azzurri per anni.

“Da bambino sognavo un Olimpiade"

Ai microfoni dei colleghi presenti nella zona mista a Bormio è evidente come Giovanni Franzoni fatichi a rendersi conto di quello che è appena successo. “Da bambino sognavo un Olimpiade. Tre anni fa sognavo di venire qui, fare le gare e partire con un buon pettorale. Alla fine sono arrivato qua come in uno dei favoriti così dicono. Sono riuscito a prendere una medaglia in due mesi eccezionali che stanno coronando una stagione incredibile e sono super orgoglioso". L’atleta azzurro ha appena concluso una discesa memorabile in una categoria mai troppo amica degli sciatori italiani ma il pensiero va a chi gli è stato vicino nei momenti difficili. "Oggi c'era tutta la mia famiglia, i miei amici e tanta altra gente che comunque è venuta a tifarmi e sono estremamente grato per il supporto del popolo italiano. La dedica? E' sempre la stessa come in tutte le gare, a Matteo Franzoso". Alcuni esperti di sci hanno azzardato un paragone con un altro atleta del Nord Italia, uno che è arrivato come lui ai vertici del proprio sport, Jannik Sinner. Il paragone lo fa sorridere:”Jannik è un atleta così forte che confrontarmi con lui è un onore, ma penso che ne ho ancora tanta di strada da fare per raggiungerlo e vedremo, per ora vivo la mia vita". Le impressioni a caldo dopo la gara della vita su una pista che conosce bene? "Stamattina ero tranquillo, poi quando ho visto gli svizzeri scendere mi sono detto. 'È tosta oggì’ perché hanno fatto veramente una gara incredibile. Mi sono detto che per batterlo dovevo rischiare il tutto per tutto senza sbagliare. Alla fine ho provato a trarre energie da tutto questa gente che è venuta a tifarmi, da tutte quelle persone che mi hanno scritto. Mi hanno dato veramente la carica e sono riuscito a mettere in pista tutto quello che avevo. Dove ho lasciato quei 20 centesimi? Prima della Carcentina".

Il predestinato dello sci azzurro

La storia del 24enne bresciano è di quelle che sembrano troppo belle per essere vere, che piacciono agli amanti dello sport. Eppure la carriera di Giovanni Franzoni sembrava finita nel gennaio 2023, quando, sulla pista del Lauberhorn a Wengen, il mondo gli era crollato addosso. Il verdetto dopo quella disastrosa caduta era di quelli che non vorresti mai sentire: due tendini rotti e una carriera appena iniziata fortemente a rischio. Giovanni aveva completato il cerchio pochi giorni fa quando, proprio a Wengen, aveva vinto il SuperG di Coppa del Mondo ma già dal primo podio in Val Gardena a dicembre l’impressione era che il lombardo avesse svoltato l’angolo. Il classe 2001 cresciuto a Manerba del Garda ha da sempre il peso di essere considerato il “predestinato” della velocità azzurra, fin da quando sciava con il gemello Alessandro, entrando in nazionale quando era ancora a scuola. La prima indicazione che avrebbe potuto fare grandi cose era arrivata a Bansko nel 2021, quando ai mondiali junior portò a casa un oro nel Super-G ed un argento nel gigante. L’atleta delle Fiamme Gialle ha saputo confermarsi anno dopo anno, diventando ora uno dei protagonisti della Coppa del Mondo: la medaglia olimpica è solo la ciliegina sulla torta.

“Matteo? So che mi sta guardando”

A rendere ancora più speciale questa vittoria è l’ombra dell’amico di sempre, quel compagno che l’aveva seguito per anni, sognando anche lui di arrivare da protagonista alle Olimpiadi di casa. Matteo Franzoso, morto lo scorso 15 settembre in un tragico incidente durante un allenamento sulle montagne cilene, era più di un compagno di squadra per Giovanni: era come un fraterno. I ritiri condivisi, le tante sveglie all’alba, le risate nella camera che dividevano con gli altri talenti azzurri Abruzzese e Rigamonti, una mancanza che ha lasciato un vuoto enorme, difficile da riempire. In un’intervista rilasciata poco dopo la tragica scomparsa del compagno, l’emozione è ancora vivissima: "Matteo era la mia spalla morale. Il vuoto è rappresentato dalle borse qui in appartamento. Risvegliarsi sembrava un incubo, c’era sempre spazio per una battuta. Lui riusciva a prendere il meglio di ogni situazione, mentre io tendo ad avere più il muso".

La dedica subito dopo la grande soddisfazione a Bormio è altrettanto sincera:” L'energia che ho saputo trarre da quello che è successo è immensa. Sono orgoglioso di essere amico di Matteo. So che mi sta guardando. Abbiamo fatto una stagione fantastica insieme e spero di continuare così”.

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