Manca poco e torniamo sulla Luna, anche se per quello strampalato gruppo di negazionisti non ci siamo mai stati. Non ho mai capito, tra l’altro, perché hanno sempre preso come bersaglio l’Apollo 11, e mai le altre missioni lunari, forse perché era in diretta televisiva e i complottisti guardano solo la televisione tra l’altro dalla parte sbagliata. In ogni caso siamo a meno dieci giorni dal lancio di Artemis II, e per la prima volta degli astronauti, dopo mezzo secolo, torneranno a volare intorno al nostro satellite. Vi butto lì dieci cose da sapere, se vi interessano o se non sapete di cosa parlare a cena. Stranamente stavolta i lunacomplottisti stanno zitti.
1) Non siamo stati sulla Luna una volta sola. Tra il 1969 e il 1972 dodici astronauti hanno camminato sulla superficie lunare e in totale ventiquattro esseri umani hanno raggiunto la Luna o la sua orbita. L’ultima missione, Apollo 17, si è conclusa nel dicembre 1972. Da allora, per oltre cinquant’anni, nessun essere umano ha più lasciato l’orbita terrestre bassa. Artemis II è la prima missione con equipaggio che torna nello spazio profondo (si fa per dire, in termini spaziali siamo nel giardino di casa) dopo mezzo secolo, rompendo una continuità durata più a lungo di quanto fosse durato l’intero programma Apollo.
2) Artemis II è concettualmente l’erede diretto di Apollo 8 (anche questo, come le missioni precedenti e successive, i lunacomplottisti non se lo filano mai). Come allora, non è una missione di atterraggio ma di verifica e servirà a testare la navigazione cislunare, la capacità di mantenere comunicazioni stabili a grande distanza, la gestione dell’equipaggio in isolamento prolungato e soprattutto il rientro a altissima velocità. In sintesi: Apollo 8 servì a dimostrare che l’essere umano poteva arrivare fino alla Luna e tornare vivo, Artemis II serve a dimostrare che può farlo con standard di sicurezza moderni e missioni più lunghe all’orizzonte.
3) La capsula Orion è progettata specificamente per missioni oltre l’orbita terrestre bassa. A differenza delle capsule usate per la Stazione Spaziale Internazionale, Orion è dotata di uno scudo termico in grado di sopportare rientri con velocità superiori a 11 chilometri al secondo, generate da un ritorno dalla Luna. Il materiale ablativo dello scudo è stato testato per dissipare enormi quantità di energia termica, uno degli aspetti tecnicamente più complessi dell’intera missione.
4) La traiettoria prevista per Artemis II è una “free return trajectory”, cioè una traiettoria che sfrutta la gravità lunare per riportare automaticamente la capsula verso la Terra in caso di problemi ai motori principali. Una scelta ingegneristica che riduce i margini di errore in una fase ancora di validazione del sistema. Diciamo che è una filosofia conservativa, simile a quella adottata nelle prime missioni Apollo, quando la priorità era dimostrare l’affidabilità dell’architettura prima di aumentare la complessità.
5) Artemis II porterà l’equipaggio a una distanza dalla Terra di circa 400.000 chilometri. A quella distanza, le comunicazioni hanno ritardi percepibili e l’esposizione alle radiazioni cosmiche e solari diventa un fattore operativo reale. La missione servirà a raccogliere dati fondamentali sugli effetti delle radiazioni sull’organismo umano fuori dalla magnetosfera terrestre, un aspetto cruciale per qualunque missione di lunga durata, inclusa Marte. Ricordatevi sempre una cosa che ricordo sempre: lo spazio è cancerogeno. Tuttavia le schermature di oggi sono più avanzate (non ancora per andare su Marte, tanto per le astronavi quanto per gli astronauti), e i rischi di una missione lunare molto bassi, molto più bassi delle missioni Apollo (e consideriamo che Buzz Aldrin ha 96 anni, Neil Armstrong è morto a 82 anni, Michael Collins a 90 anni, viene quasi il sospetto che faccia bene).
6) Un altro obiettivo centrale è il test dei sistemi di supporto vitale in spazio profondo. Produzione e riciclo dell’ossigeno, gestione dell’anidride carbonica, controllo dell’umidità, riciclo dell’acqua, stabilità termica e carico psicologico dell’equipaggio vengono valutati in condizioni che non possono essere replicate in orbita terrestre. La Stazione Spaziale è sempre a poche ore di distanza dalla Terra, Artemis no. Un problema lì e sono fregati, non abbiamo ancora la base di Spazio 1999 (certo che potevano scegliere una data più lontana, però si sa che la fantascienza è sempre ottimista).
7) Artemis non è un ritorno sulla Luna per ragioni simboliche, come durante la Guerra Fredda. La Luna viene considerata una piattaforma operativa: ai poli lunari sono presenti depositi di ghiaccio d’acqua, che possono essere utilizzati per produrre ossigeno respirabile e idrogeno per carburante. Questo apre la possibilità di rifornimento in loco, riducendo drasticamente i costi energetici delle missioni successive e rendendo sostenibile una presenza umana continuativa. Ma perché tornarci?
8) Anzitutto per Gateway, la futura stazione spaziale in orbita lunare. Gateway non è pensata come una copia della Stazione Spaziale Internazionale, ma come un nodo logistico. Servirà come punto di transito per missioni verso la superficie lunare, come laboratorio scientifico in orbita cislunare e come piattaforma di assemblaggio e partenza per missioni più lontane, inclusi futuri viaggi verso Marte. E non solo.
9) Artemis è anche un programma industriale e geopolitico. Coinvolge agenzie spaziali internazionali e partner privati, e si inserisce in un contesto di competizione strategica nello spazio. Il controllo delle infrastrutture cislunari, l’accesso alle risorse e la definizione delle regole di utilizzo dello spazio lunare sono elementi centrali del programma, anche se spesso restano fuori dalla narrazione pubblica.
10) Artemis II segna un passaggio di fase importante.
Dopo decenni di voli umani confinati all’orbita terrestre bassa, si torna a progettare missioni che presuppongono distanza, autonomia e permanenza fuori dall’ambiente protetto della Terra. Certo, non è ancora il ritorno sulla superficie lunare, ma ci siamo quasi, e con altri intenti, economici e politici. La Cina non sta a guardare, ma è ancora indietro.