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Jurassic Park è possibile? Storia di come Elon Musk ha riportato in vita i dinosauri con sei parole

Non si tratta di riportare in vita l’animale originale, piuttosto creare un organismo moderno geneticamente modificato che gli assomigli

Jurassic Park è possibile? Storia di come Elon Musk ha riportato in vita i dinosauri con sei parole

Elon Musk ha detto che è possibile rifare Jurassic Park. Elon Musk potrebbe finanziare un vero Jurassic Park. Elon Musk riporterà in vita i dinosauri. È da giorni che milioni di utenti nel mondo stanno parlando di questo, e mi sono incuriosito, sia perché non si possono riportare in vita i dinosauri (come credono molte persone, Michael Crichton fu convincente ma Spielberg di più), sia per vedere se alla base ci fosse una notizia scientifica che mi era sfuggita fraintesa dai social (tutte le notizie scientifiche sono fraintese già dai media tradizionali, figuriamoci dai social), e anche per fare un’altra verifica, la prima: cosa ha detto Musk? Vero che ne dice tante, e ci si diverte anche molto (o lo fa per noia, a caso, però vedere il mondo che reagisce qualsiasi cosa tu scriva deve essere il migliore degli hobby), solo che nello specifico sapete da cosa nasce tutto questo casino neo-fanta-giurassico? Meraviglioso, da quasi niente.

Dunque, lo scorso 5 marzo su X l’imprenditore Nikita Bier, responsabile prodotto della piattaforma, pubblica un post sostenendo che oggi un progetto ispirato a Jurassic Park potrebbe perfino essere “fundable”, cioè finanziabile come startup tecnologica. L’idea non riguarda una ricerca scientifica esistente, diciamo è una provocazione sul fatto che biotecnologia e venture capital potrebbero teoricamente sostenere un progetto simile. Stiamo parlando di un post su X. Alla discussione risponde direttamente Elon Musk con una frase molto breve: “I hope someone makes this work”, cioè “Spero che qualcuno riesca a far funzionare questa cosa”. Tutto qui.

Una risposta di sei parole e non contiene alcun annuncio tecnologico o scientifico, come immaginavo, e non è neppure una delle solite trollate di Musk, e neppure un post, sei parole di risposta che di lì a poco diventano “Musk realizzerà davvero Jurassic Park” con milioni di utenti impazziti e influencer che ci campano (alcuni credendoci pure). Insomma, l’immaginario di Jurassic Park è più duro a morire dei dinosauri (si fa per dire, ci sono stati per 160 milioni di anni, e l’uomo per come lo intendiamo oggi ne ha appena 200mila, e solo perché a estinguerli è stata una catastrofe planetaria, altrimenti sarebbero ancora qui e noi no, che per me sarebbe meglio). Comunque, già che ci sono, approfondiamo.

Un’idea simile era già circolata nel 2021. Max Hodak, allora cofondatore di Neuralink insieme a Musk, aveva scritto che con sufficiente ingegneria genetica e allevamento selettivo si potrebbe costruire qualcosa di simile a Jurassic Park. Fate attenzione, come direbbe il mio amico Aldo Savoldello (in arte Silvan): “qualcosa di simile”. Hodak specificava che non si tratterebbe di dinosauri autentici ma di nuove specie progettate per assomigliarvi e stimava che un progetto del genere potrebbe richiedere circa 15 anni di sviluppo biologico. Arrivare a qualcosa che somigli a un dinosauro è complicato, ma diciamo che ci stava, con qualche precisazione non da poco.

Dimenticatevi il film di Jurassic Park per un momento, e Crichton, e Spielberg, e la zanzara nell’ambra con il sangue di dinosauro. La paleogenetica moderna considera impossibile recuperare DNA utilizzabile dai dinosauri, punto, e non perché sia cattiva. Una ricerca pubblicata nel 2012 su Proceedings of the Royal Society B ha stimato che il DNA ha un’emivita di circa 521 anni: dopo questo tempo metà dei legami chimici nella molecola si rompe. 521 anni. Non possiamo ricreare neppure un parco del Rinascimento con Michelangelo, Raffaello e Leonardo e compagnia bella. Anche nelle condizioni migliori il materiale genetico diventa completamente illeggibile (completamente) dopo circa 6,8 milioni di anni. Non possiamo neppure ricreare l’antenato in comune tra noi e uno scimpanzé, vissuto 5 milioni di anni fa.

Ciò nonostante esiste una linea di ricerca reale chiamata de- extinction nella quale gli scienziati tentano di ricreare caratteristiche di specie estinte modificando geneticamente specie viventi strettamente imparentate. Non si tratta di riportare in vita l’animale originale, piuttosto creare un organismo moderno geneticamente modificato che gli assomigli. Una delle aziende più note nel settore, la Colossal Biosciences, sta lavorando su progetti di de-estinzione del mammut lanoso, del dodo e del tilacino (tigre della Tasmania). In questi casi la strategia consiste nel modificare geneticamente specie viventi imparentate, come l’elefante asiatico per il mammut o il piccione nicobarese per il dodo. Vi renderete conto che già l’incrocio di DNA diversi dà vita a una nuova specie, non de-estingue un tubo.

Caso più recente: nel 2025 Colossal Biosciences ha annunciato un progetto per ottenere lupi geneticamente modificati con alcune caratteristiche del “dire wolf”, un grande lupo preistorico estinto circa 13.000 anni fa. Gli scienziati hanno analizzato il genoma antico e modificato geni del lupo grigio per produrre tratti simili a quelli del dire wolf, e tuttavia, anche qui, non è stato inserito DNA antico completo: gli animali risultanti sono lupi geneticamente modificati, non veri dire wolf riportati in vita (tutti i media hanno comunque titolato che era stato riportato in vita un lupo preistorico). Il problema è lo stesso: il genoma completo delle specie estinte anche relativamente recenti (13000 anni non sono niente per una specie, eppure sono tutto quello che noi chiamiamo Storia), raramente è disponibile. Gli scienziati lavorano su frammenti di DNA antico e su specie viventi imparentate e quindi il risultato sarà sempre un ibrido genetico, un organismo moderno che incorpora alcune caratteristiche dell’animale estinto, mai una replica perfetta. Va anche precisato che questo specifico campo sulla genetica e sulla de-estinzione riguarda animali scomparsi da migliaia o decine di migliaia di anni, non da decine di milioni. Per farcela breve, visto che l’ho già fatta lunga: l’idea di recuperare DNA di dinosauro da insetti fossilizzati nell’ambra, come in Jurassic Park, non è scientificamente realizzabile.

Scientificamente no, ma fantasticamente sì, e tornando all’inizio bastano sei parole di Elon Musk per riportare in vita i dinosauri, perché l’immaginario creato da Crichton (direi più da Spielberg, che li ha fatti vedere e benissimo), è troppo potente. Talmente potente che io ho un altro problema, anche questo legato a Spielberg: il film Lo squalo (Jaws). Lo vidi da piccolo e da allora appena metto piede in acqua sento la musichetta dello squalo e mi vedo la pinna e mi sale il terrore, tant’è che il mare, oltre a odiarlo per ragioni personali, non lo sfioro neppure con un dito del piede per questa ragione.

C’è però una differenza: il grande squalo bianco esiste e lo so, mi dicono sempre, quelle rare volte che accetto un invito in barca controvoglia (per la mia famiglia), che lì, per dire in Sardegna, non ci sono gli squali bianchi, e una parte della mia testa dice ok, l’altra, quella traumatizzata dice: ok, ma cosa ti separa da uno squalo bianco? Acqua. Troppo poco. Ecco, io se fossi Elon Musk scriverei: “Attenzione agli squali bianchi, sono ovunque”. Sei parole, e panico ovunque, almeno sui social.

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