Immagino se Charles Darwin fosse vivo oggi. Comunque sia, due fatti che messi insieme creano un bel cortocircuito grottesco. E sì, c’entra l’AI, in coincidenza con un bel compleanno: David Attenborough compie oggi 100 anni e la Gran Bretagna lo celebra come una figura impossibile da catalogare: divulgatore, naturalista, autore televisivo, volto della BBC, voce del documentario naturalistico moderno e, negli ultimi anni, anche coscienza ecologica di questo sciagurato pianeta.
Il Guardian lo definisce “the greatest ambassador for life on Earth”. Attenborough ha accompagnato la televisione dalla sua fase quasi artigianale fino all’era dello streaming, trasformando il mondo animale in esperienza domestica, facendo entrare gorilla, balene, insetti, deserti, foreste e oceani nei salotti di milioni di persone senza ridurli a pupazzetti morali. È stato l’anti-Disney, ha mostrato il lato feroce della natura, sebbene gli animali dei cartoni fossero dei cartoni o film, insomma la differenza tra il Re Leone e trovarsi un leone vero davanti alla faccia appare evidente.
È l’uomo che ha passato la vita a togliere centralità all’uomo, mostrando animali e ecosistemi e interdipendenze e fragilità della biosfera, e viene festeggiato come un monumento nazionale umano, perché alla fine anche l’ambientalismo ha bisogno di un volto, vogliamo mettere lui con Greta Thunberg? (tra l’altro Microsoft Word mi segnala Thunberg come errore, Attenborough no, significa qualcosa).
Il paradosso: la BBC gli dedica stasera uno speciale in diretta, David Attenborough’s 100 Years on Planet Earth, dal Royal Albert Hall, 90 minuti su BBC One, con orchestra, filmati d’archivio e ospiti legati alla storia della divulgazione naturalistica britannica, e Times e Guardian raccontano che Attenborough avrebbe preferito un compleanno tranquillo, e invece si è trovato addosso un rito nazionale, migliaia di messaggi, un evento televisivo, tributi istituzionali, musicisti, naturalisti e colleghi, e vabbè, non è questo il punto.
Piuttosto qui arrivo all’AI, e c’entra proprio la BBC. Attenborough ha costruito un secolo di educazione dello sguardo, e al contempo i social sono pieni di AI slop animale, video sintetici o manipolati in cui animali fanno cose commoventi, eroiche, assurde, cinematografiche, spesso con quella patina di falso realismo che inganna abbastanza da produrre emozione e abbastanza male da non produrre conoscenza.
Proprio Steve Backshall, divulgatore BBC, si è lanciato pochi mesi fa contro questi video, parlando proprio di “AI slop” e di “Disneyfication of nature”: tutto confezionato per sfruttare il nostro desiderio infantile di vedere la natura come un cartone morale (oltre che come agente intenzionale, la Natura, come fosse una persona e non un processo che tende a farci fuori, a noi e gli altri animali). Per dirne uno: tra i video più visti sui social c’è l’elefante che salva una tigre trascinata via dalla corrente durante un’alluvione a Sumatra. Lo hanno preso per vero tutti, fino al fact-checking, e anche dopo continuano a prenderlo per vero, perché il fact-checking non interessa a nessuno in nessun campo, ognuno crede a quello in cui vuole credere.
E poi turisti nella giungla che abbracciano tigri, ancora elefanti che salvano cani, un video virale, in falso stile bodycam, di una signora anziana che dà da mangiare a un terrificante orso bruno sotto un portico, tutti fatti con AI, tutti santini naturalistici, senza considerare le truffe con animali domestici ritrovati per finta, anche loro fatti con l’AI, per chiedere soldi ai proprietari (ma questa è un’altra storia, i banditi digitali dell’economia della compassione).
Insomma, mentre celebriamo il grande naturalista che ci ha mostrato la natura per quello che è, priva di finalità, tutto un magna-magna (come diceva Woody Allen: “la natura è terrificante, è un gigantesco ristorante di animali che mangiano animali”), siamo sommersi da spazzatura digitale credibilissima, e anche noiosa alla lunga. Charles Darwin avrebbe chiesto una sedia.
Non per svenire, per prendere appunti sull’unica specie capace di scoprire la ferocia della selezione naturale e infine preferire un gattino generato dall’AI salvato da un ippopotamo generato con l’AI da un incendio generato con l’AI. Comunque sia, buon compleanno grande David, e quanto a Darwin, meno male sei morto più di un secolo fa.