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Il nostro cervello consuma come una lampadina da 20 watt. A Princeton 70 mila neuroni vivi spiegano il problema dell’AI

Pixabay
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Guardate una lampadina, una semplice lampadina a basso consumo da venti watt. Adesso pensate al vostro cervello. Quali dei due consuma di più? Uno, due, tre. Se avete risposto il cervello avete sbagliato, se avete risposto la lampadina (dubito) anche, in realtà il cervello umano consuma circa quanto quella lampadina, venti watt. Che non è poco, considerando che è il 20% del fabbisogno energetico dell’intero corpo, ma pochissimo in termini di ciò che può fare, dell’essere noi. Con quella potenza minuscola riconosce ricordi, controlla il corpo, interpreta parole, produce ossessioni, autocoscienza, ossessioni, razzi spaziali, medicine, depressioni esistenziali, e quando va male anche opinioni politiche che separano cervelli e talvolta anche coppie.

Comunque sia, l’intelligenza artificiale, per imitare soltanto alcune di queste funzioni, ha bisogno di una quantità di energia enorme dalle centrali elettriche all’acqua, tanta acqua per raffreddare i data center (che specie strana che siamo: abbiamo il problema di riscaldare cose e al contempo anche quello di non surriscaldare il pianeta e sempre al contempo qualcuno pensa di andarsene su Marte, che è invivibile, come trasferirsi nel nucleo di Chernobyl).

Interessante, a proposito, una notizia arrivata da Princeton, dove un gruppo di ricercatori (Tian-Ming Fu insieme a James Sturm, entrambi docenti di ingegneria elettrica e informatica, e con il ricercatore post-doc Kumar Mritunjay, che non ricorderò mai), ha realizzato un dispositivo bioelettronico tridimensionale che combina cellule nervose vive e elettronica avanzata. Il sistema contiene circa settantamila neuroni biologici, organizzati su una rete 3D con microelettrodi capaci di registrare e stimolare l’attività delle cellule, e è stato addestrato a distinguere schemi elettrici diversi, sia spaziali sia temporali. Lo studio, pubblicato su Nature Electronics, non annuncia un cervello artificiale, né una coscienza in miniatura, né tantomeno un supercomputer organico.

È una prova di principio: una rete di neuroni vivi può essere collegata a un apparato elettronico e usata per compiti elementari di riconoscimento di pattern. Il dato decisivo non sta tanto nella potenza del dispositivo, ancora lontanissima da quella di un sistema computazionale generale, ma nel problema che dicevo prima: l’intelligenza artificiale, per imitare alcune funzioni cognitive, consuma enormemente più energia della biologia che cerca di copiare.

Per esempio, tornando alla lampadina: quando fate una domanda a ChatGPT può valere circa un minuto di lampadina da venti watt. Una conversazione più lunga (quella che fanno la maggior parte degli utenti dei chatbot), può arrivare a decine di wattora. E con ragionamenti lunghi, analisi testuali e generazione immagini, una singola interazione complessa può avvicinarsi, o superare, il consumo di una lampadina accesa per un’ora. Se moltiplicate questo per miliardi di interazioni al secondo su scala globale vi sarà chiaro per quale ragione l’energia rappresenta un problema dell’AI.

Lo studio di Princeton è interessante proprio per questo: non dice che 70.000 neuroni biologici collegati a microelettrodi siano già un cervello artificiale, o un’alternativa a ChatGPT, o una risposta ai data center (tuttavia lo troverete divulgato così su TikTok, Instagram o Youtube, con titoli tipo “hanno creato un cervello artificiale con neuroni reali che consuma poco”). Anzi, il contrario: che siamo lontanissimi.

Il dispositivo riconosce soltanto schemi elettrici, nello spazio e nel tempo e mostra il punto centrale: mentre l’AI attuale ottiene risultati aumentando chip, server, raffreddamento e energia, la biologia elabora segnali complessi con consumi minimi (minimi, più o meno). Princeton non ha indicato il futuro, ha evidenziato il problema: l’intelligenza artificiale sembra immateriale, le bollette sono materiali e esorbitanti.

Infine, c’è anche da dire che il cervello umano consuma quanto una lampadina sia che pensiate voi, sia che chiediate a ChatGPT di pensare per voi (con un progressivo declino cognitivo medio), e cioè sia che siate Einstein che lo scemo del villaggio. Un consumo democratico.

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