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Gli scioperi? Sono costati 1,6 milioni di euro

MilanoNon solo tournée ma anche spettacoli a Milano, tanto che ormai è abbastanza facile ritrovarsi in platea ad ascoltare comunicati sindacali o addirittura non poter andare a teatro causa assenza della materia prima: musicisti e cantanti. A fare i conti delle perdite economiche è Massimo Buscemi, assessore alla Cultura della Regione Lombardia: il danno è quantificato in 1,6 milioni di euro. «A questo è da aggiungere anche il danno d’immagine, quello che si crea alla visibilità in tutto il mondo» è il conto dell’assessore. Sono numeri preoccupanti, soprattutto se si pensa che ai bilanci in ordine è legata anche la certezza del lavoro per i precari del teatro.
Prima dei Carmina Burana, che sarebbero dovuti essere a Pompei e non saranno, è toccato a tante altre rappresentazioni e non si è salvata la recita Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, in calendario a fine giugno. È dalla primavera che i battenti del Piermarini sono rimasti più e più volte serrati. Si è persa una serata con il Simon Boccanegra (4 maggio), con L’oro del Reno (13 maggio), col «Trittico Novecento» (27 maggio) e col Faust (21 giugno).
Le perdite per il teatro sono pesantissime: si tratta di calcolare la vendita dei 1.800 biglietti per ognuno dei cinque spettacoli che fruttano all’incirca 200mila euro.
C’è poi, e non è poco, il problema dell’immagine internazionale da “scioperati”. Il 10 per cento dei biglietti infatti è venduto agli stranieri, pubblico che si trova in città per affari, per turismo ma a volte anche solo per assistere a una serata d’opera, a un balletto o a un concerto. Sono i più danneggiati dallo sciopero e spesso sono costretti a tornarsene a casa senza vedere lo spettacolo per cui erano venuti fino a Milano. Il Teatro naturalmente rimborsa i biglietti, ma la restituzione non è sempre facile per chi si trova in città di passaggio, così capita piuttosto di frequente che i turisti appassionati melomani siano costretti a tornarsene a casa delusi e arrabbiati.
I lavoratori della Scala sono un migliaio. Per essere più precisi, in pianta organica sono ottocento lavoratori con contratti a tempo indeterminato: si tratta di professori d’orchestra, maestri del coro ma anche costumisti, scenografi, addetti alle luci, macchinisti e personale tecnico, fondamentale per far funzionare la macchina scenica, che dopo il restauro è un palcoscenico mobile che consente di fare anche rappresentazioni molto diverse tra loro nella medesima giornata.


A questi ottocento dipendenti fissi, se ne aggiunge un quindici per cento in più (cioè circa un centinaio) di stagionali, che lavorano alla Scala per la gran parte dell’anno ma non sono dipendenti fissi del teatro. A entrambe le categorie il sovrintendente, Stéphane Lissner, dopo colloqui con il cda e con esponenti di governo, ha spiegato che non ci saranno problemi di occupazione.

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