«Lo scontro laici-cattolici? Invenzione della politica»

Sandro Bondi, ministro della Cultura, coordinatore nazionale del Pdl. La bagarre tra cattolici e laici sta scuotendo anche il centrodestra e complicando non poco i rapporti con l’opposizione. Ministro, che sta succedendo?
«La mia impressione è che la politica in Italia sprechi sempre più le sue forze più sul terreno della polemica artificiosa e inconcludente, in cui domina la ripetitività, l’incoerenza, la strumentalizzazione delle posizioni, l’attacco degli avversari, piuttosto che l’azione mirata ad ottenere risultati concreti, sulla base di uno spirito di confronto sereno e razionale, intellettualmente onesto».
Risultato?
«Assistiamo soltanto ad una dispersione di forze e di energie che disattende ciò che i cittadini si aspettano dalla politica».
Di chi è la colpa?
«La sinistra si muove in modo isterico e incattivito senza che nessuno dei suoi esponenti abbia l’autorevolezza, il coraggio e la lungimiranza per cercare di cambiare strada. Anzi, assistiamo al paradosso di una sinistra al traino non solo di Di Pietro ma ormai anche del gruppo editoriale La Repubblica, che ne detta la linea e ne orienta tutte le decisioni».
Il famoso partito-giornale...
«Si conferma che il gruppo editoriale che fa capo all’imprenditore-finanziere Carlo De Benedetti, rappresenta un vero e proprio “superpartito” che interviene nella vita politica italiana snaturandone la normale dialettica democratica, attraverso un’opera sistematica di linciaggio degli avversari politici. Questo massacro mediatico non ha nulla a che fare con la libertà di stampa, ma è l’espressione massima di uno spirito antidemocratico e di una vigliaccheria umana e politica che non ha eguali nella storia del nostro Paese».
E adesso arriva pure lo scontro tra laici e cattolici...
«L’attuale dibattito sul testamento biologico, così come su altre questioni riguardanti la bioetica, evidenzierebbe uno scontro fra una posizione integralista cattolica, fondata sulla difesa dell’indisponibilità della vita, e una piattaforma laicista, incentrata sulla difesa dei diritti dell’individuo. La mia opinione è che si tratta di una visione errata della situazione, fortemente condizionata dallo scontro politico e ideologico che in Italia imperversa su qualsiasi questione, anche su materie che dovrebbero contemplare, per tutti, una doverosa libertà di coscienza».
Di fatto però le parti restano lontane...
«La prima osservazione è che la diversità di opinioni su problemi come quello del testamento biologico coinvolgono sia i credenti che i non credenti: i blocchi contrapposti non sono così omogenei e classificabili come si cerca di far credere. I dubbi, gli interrogativi, le preoccupazioni, i dilemmi di fronte a questioni complesse come quelle riguardanti la nostra vita e perfino la nostra morte, attraversano in egual modo i credenti e i non credenti, i cattolici e i cosiddetti laici».
Non crede che anche da parte del mondo cattolico arrivino segnali non univoci, cosa che aumenta confusione e tensione?
«È vero che nello stesso mondo cattolico, a torto ritenuto schierato a difesa di una posizione integralista e considerato da alcuni addirittura una minaccia per la laicità dello Stato, si incontra al contrario una ricchezza di valori e di sensibilità che discendono coerentemente da tutta la storia della Chiesa e della sorgente inesauribile della tradizione cristiana».
Ci sono dunque più Chiese?
«No, è la politica che in Italia invece cade spesso nell’errore di prendere di volta in volta ciò che più conviene, in un determinato momento, rispetto alla voce della Chiesa, che si esprime dalla difesa del valore della vita fino ai temi della giustizia e della preoccupazione per la sorte dei nostri fratelli immigrati. La Chiesa ha giustamente il dovere di dire qual è la verità, ma – come ha scritto Carlo Maria Martini – “non possiamo sempre gridare forte la verità. Essa presuppone amore e sensibilità. (...) Gli esseri umani sono più che mai in cerca di sollievo e aiuto nel dialogo”».
E poi c’è la chiesa della Lega...
«Quando Bossi dice: “Siamo l’unico partito con radici cristiane” dice una cosa parzialmente vera, perché anche altri partiti hanno radici cristiane, ma bisogna aggiungere che il problema consiste nel come tradurre queste radici, questi principi, lo stesso magistero della Chiesa nel campo sociale e dei principi etici in specifici provvedimenti legislativi, oltre che nell’azione politica e di governo in generale».
E qui, anche nella maggioranza, casca l’asino?
«Non è facile tenere tutto e tutti insieme ma questo è il compito della politica. Spetta a noi tutelare alcuni principi fondamentali, fra cui, in primo luogo, quello del rispetto della vita umana. Questo è lo spazio della laicità della politica, dell’autonoma responsabilità dei partiti che dichiarano di ispirarsi anche alla tradizione cristiana e al magistero della Chiesa cattolica».
Sul testamento biologico credete di essere riusciti a fare ciò?
«Ritengo che il testo approvato dal Senato sia perfettibile e migliorabile, specialmente in merito ad alcuni aspetti sui quali anch’io ho espresso una mia personale opinione».
I problemi verranno da dentro o fuori il Pdl?
«Sono d’accordo con l’amico Fabrizio Cicchitto quando ha ricordato che fra le ragioni fondative del nostro partito vi è l’incontro tra laici e credenti. Dobbiamo proseguire politicamente e culturalmente lungo questa strada, con saldezza di principi ma con spirito aperto e dialogante».

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