Le scuse pronte di chi guida ubriaco «Mia moglie beve e io l’ho baciata»

L’ultima, ma solo in ordine di tempo, è stata la sfilata delle fidanzate. Tutte pronte a giurare e spergiurare davanti al giudice che quelle che avevano bevuto alcuni drink erano state loro e non il fidanzato. E che solo un appassionante bacio galeotto seguito da un accidentale quanto repentino controllo della polizia stradale aveva trasformato in una prova del palloncino dal risultato alcolemico eccessivo e spietato. Qualcun altro, sprovvisto di dolce metà, ci ha provato giocandosi la carta del Boero: «Avevo appena mangiato un cioccolatino ricolmo di liquore».
Guarda che sfortuna. Cosa non si direbbe per riuscire a riavere nel portafogli almeno la patente. Sono queste le scuse che senza vergogna vengono portate davanti ai tribunali (quello di Milano ha una casistica degna del miglior Totò) per difendersi dalle pene severissime previste dal codice della strada approvato ad agosto dello scorso anno. C’è da chiedersi cosa si ingegneranno gli automobilisti quando verrà approvata (è in discussione ora al Senato) la sua modifica: alcol a tasso zero (0,0) per i giovani tra i 18-21 anni, per chiunque abbia ottenuto la patente da meno di 3 anni, per i conducenti professionisti e per chiunque guidi mezzi pesanti. Quando davvero il confine fra ebbrezza e astemia si giocherà sul bilico di un mon chéri. Il codice della strada in fatto di guida in stato di ebbrezza prevede già pene severissime. I decreti penali di condanna emessi dai gip stanno bussando alle porte di centinaia di italiani adesso. C’è un padre disperato che scrive ad un sito specializzato in diritto civile: «Mio figlio di 23 anni, diverse sere fa è stato fermato alla guida della macchina di un suo amico, con un tasso alcolico di 1.77. Gli è stata subito tolta la patente per 4 mesi, ha fatto le analisi di rito (tutte nella norma) e la visita. Oggi è arrivato il verdetto del Gip che, con decreto penale di condanna dice che gli sospende la patente per 2 anni. E lo condanna a pagare 14.000 euro. Noi non crediamo ai nostri occhi, anche perché abbiamo gravi problemi economici». C’è un trentenne che si rivolge ad un avvocato: in mano un decreto di condanna di 20mila euro, l’auto sequestrata, e un anno e mezzo di sospensione della patente. «Le pene contenute nel pacchetto sicurezza sono altissime, ma la gente non lo sa - spiega l’avvocato Agostino Rubelli -. Il decreto legge comporta tra l’altro la conversione della pena detentiva nella corrispondente pena pecuniaria, calcolata applicando 250 euro al giorno anziché 38. Bisogna opporre il decreto penale e chiedere contestualmente il patteggiamento con sospensione condizionale. In questo modo i tribunali vengono ulteriormente ingolfati da - condivisibili - opposizioni per ottenere il beneficio della sospensione condizionale della pena».
A Milano, così come Treviso, Verona, Torino l'Ufficio decreti penali (ed opposizioni conseguenti) è stracolmo di fascicoli, dove il reato predominante è appunto l’art. 186 del codice di sicurezza stradale. Le nuove, salatissime multe, stanno spingendo i guidatori a scegliere la strada del processo, opponendosi ai decreti penali di condanna. Questo per ottenere la sospensione condizionale della pena e sperare, alla lunga, nella prescrizione del reato: per chi non può oblare, infatti, le multe ammontano fino a 22.500 euro. Per tentare di non pagare decine di migliaia di euro, dunque, è prevedibile che gli automobilisti tenteranno tutte le strade. «Anche quella di dire che avevano mangiato un boero o che avevano baciato la fidanzata - spiega Vito Dattolico a capo dei giudici di pace milanesi -. I casi sono tantissimi e in aumento. Da noi vengono solo per riavere la patente, perché l'opposizione al decreto penale si svolge in Tribunale. La gente preferisce giocarsi una parte della condizionale piuttosto che mettere mano al portafogli per cifre tanto gravose. Ma bisogna saperlo che la condizionale è un beneficio che viene concesso una sola volta nella vita». Il problema è che di fronte a simili importi, non c’è rateizzazione che tenga. Meglio giocarsi la faccia con una fetta abbondante di tiramisù e sperare di trovare un giudice ingenuo o in alternativa molto goloso.

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