Gianni Baget Bozzo
La politica italiana ha sempre conosciuto due verità: gli italiani non votano due volte di seguito e in genere il sindaco uscente è riconfermato. Berlusconi ha lottato contro questi due assiomi e non è riuscito a portare alle urne amministrative il suo popolo che lo aveva accompagnato nelle elezioni politiche. Ma questo popolo esiste e, se si desse il caso, uscirebbe ancora una volta dallastensione e voterebbe. Il panorama italiano è quello che risulta dalle elezioni politiche, il blocco sociale berlusconiano esiste, anche se non si è espresso nella tornata amministrativa. Tuttavia, se Berlusconi non avesse dato forma politica al voto amministrativo, anche le vittorie che ci sono state sarebbero state in pericolo.
Il bipolarismo non può non essere una forma generale della politica italiana. Ci troviamo però di fronte a una differenza fondamentale tra i due elettorati: quello di destra e quello di sinistra. Il primo è un elettorato disorganizzato a cui solo Berlusconi dà forma politica, il secondo è un elettorato organizzato che dispone di grandi mezzi di pressione e comunicazione sociale, a cominciare dai sindacati. Il Paese reale e il Paese politicamente organizzato non coincidono.
Sia le elezioni politiche che le amministrative hanno però dimostrato che il Paese è diviso in due parti, una nuova divisione non chiaramente definibile, ma che non coincide con quella della prima Repubblica. Il popolo disorganizzato sente la sinistra come un limite della sua libertà, vede in essa una cultura diversa tesa a produrre una conformità sociale e un governo dellopinione.
Non vi è dubbio che la situazione nata dalle elezioni del 2006 ha aspetti preoccupanti. La sinistra ha inteso risolvere la questione comunista occupando la presidenza della Repubblica; lUnione controlla oggi il governo centrale, la maggioranza di regioni, province e comuni, tanta parte dei corpi istituzionali a cominciare dalla magistratura. In queste condizioni vi è il rischio che il bipolarismo diventi una finzione se lopposizione alla sinistra non è netta e chiara.
Se Berlusconi non si fosse candidato da Milano a Napoli per indicare la realtà dellalternativa, lopposizione di destra, se manifestata ovunque, sarebbe stata politicamente acefala. Anche se Malvano avesse vinto a Napoli, questo non avrebbe determinato la crisi del governo Prodi. Ma se non vi fosse stata liniziativa di Berlusconi di dare forma di alternanza alla campagna elettorale amministrativa, il centrodestra non avrebbe nemmeno ottenuto i risultati da esso ovunque conseguiti. Anche le amministrative hanno dimostrato che un blocco sociale legato a Berlusconi e al centrodestra, rimane anche se la figura del sindaco incide sui contorni e sul peso della sua maggioranza.
La sinistra può contare su un personale politico di lunga tradizione, mentre la destra non dispone della medesima possibilità perché essa è nata dalla grande crisi dei partiti di centro e ha dovuto costruirsi attorno alla figura di un leader. È dunque più difficile al centrodestra esprimere figure localmente significative. Ma ancora di più per questo occorre mantenere alto il livello della distinzione tra opposizione e maggioranza sul piano politico generale, affinché tutte le opposizioni amministrative del centrodestra abbiano un quadro di insieme che giustifichi la propria identità anche a livello locale.
Il monopolio politico della sinistra è così vasto che il rischio dello svuotamento dellopposizione e quindi la crisi del bipolarismo, può divenire un fatto reale. È questo il rischio di regime soffice in riferimento al quale Berlusconi ha impostato la radicalità della sua posizione.
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