Se oggi D'Annunzio fosse vivo vestirebbe Stefano Ricci

«Se D'Annunzio fosse vivo oggi vestirebbe Stefano Ricci» ha detto Giordano Bruno Guerri presidente del Vittoriale degli Italiani dove lo scorso martedì lo stilista-imprenditore fiorentino ha presentato un'anteprima della collezione per l'estate 2017 nel corso di una serata indimenticabile con tanto di cena servita dopo l'alzabandiera sul ponte della nave Puglia interrata nella collina davanti al lago di Garda. I 100 ospiti provenienti da tutto il mondo sono arrivati al tramonto, l'ora migliore per ammirare i giardini che circondano la Prioria, l'incredibile magione costruita per il critico d'arte tedesco Henri Hoche e trasformata dal Vate nel simbolo stesso del suo «vivere inimitabile».

In questo luogo fascinoso e misterioso oltre ogni dire sono conservati 33 mila libri e circa 10 mila oggetti che vanno dai frammenti di ceramiche Iznick nel cosiddetto Bagno Blu alle maschere funerarie di Beethoven e Listz senza dimenticare la gigantesca tartaruga di bronzo scolpita da Renato Brozzi attorno al carapace di una vera tartaruga. Quest'ultima fu regalata a D'Annunzio dalla marchesa Luisa Casati e morì d'indigestione per aver mangiato troppe tuberose nei giardini della villa. Da qui l'idea di posizionarla come memento mori per i ghiottoni posizionandola al posto d'onore sulla tavola imbandita nella cosiddetta stanza della Cheli.

In altre cinque stanze della villa cinque modelli vestiti con le più belle dinner jacket della nuova collezione hanno presentato le fragranze della maison, autentici capolavori olfattivi come il profumo Royal Eagle e le sue diverse declinazioni (Black, Platinum e Gold) spruzzati senza risparmio dappertutto come faceva il Vate. «È stato l'arbiter elegantiarum per antonomasia riconosciuto ovunque nel mondo come il padre dello stile italiano ha detto Ricci - non potevo fare a meno di dedicargli una collezione». La maison Ricci che al Vittoriale ha anche scattato il look book e girato il film della collezione, ha garantito il restauro dell'intera Sala del Mappamondo e dei tessuti della Sala della Musica. Felicissimo del prestigioso accordo, Giordano Bruno Guerri sfoggiava una riedizione fedele di un capo del Vate conservato nel Museo Segreto insieme con il suo straordinario guardaroba. «Io sono un animale di lusso» scriveva del resto al suo editore Treves costretto come tanti a supportare economicamente uno stile di vista inimitabile.

DFed

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