Sei operai sul tetto: «Non scenderemo mai senza un accordo»

Anziché una gru, hanno scelto il tetto. Ma la protesta è simile a quella messa di qualche settimana fa dei lavoratori della Innse. Ieri mattina infatti a Mesero, nel Castanese, sei operai della Esab sono saliti sul tetto dell'azienda spiegando: «Resteremo qui sopra finché non si arriverà ad un accordo!». Sul tetto quindi ad oltranza, sfidando il caldo insopportabile e il rischio temporali. L'azienda britannica del gruppo Charter International, leader mondiale nella saldatura e nel taglio, come molte altre aziende sta affrontando una crisi grave di mercato che l'ha spinta sulla strada della riduzione del personale. Difficoltà che si sono fatte sentire anche nella stabilimento di via Mattei, tanto da preoccupare i politici della zona coinvolti nel cercare un paracadute per salvare i posti di lavoro agli operai di Mesero.
Agli inizi di agosto sembrava essere stato trovata una via d'uscita, soprattutto dopo l'incontro in Regione Lombardia e l'interessamento dei senatori Mario Mantovani del Pdl e Massimo Garavaglia della Lega. Incontro nel corso del quale si era raggiunto un protocollo di intesa, che prevedeva l'impegno a trasformare la procedura di licenziamento in cassa integrazione straordinaria per due anni, per 85 lavoratori. L'altra sera invece è arrivata la doccia fredda. Niente più certezze per la continuità produttiva dello stabilimento, ma soltanto cassa integrazione a 700 euro al mese, pagati per di più con l'anticipo prelevato dal Tfr dei lavoratori. «La casa madre britannica ha sciolto tutte le nostre speranze prospettandoci un futuro sempre più nero – hanno spiegato gli operai -. L'idea di trasformare la mobilità in cassa integrazione, con garanzie reali per il futuro e la creazione di un tavolo che definisca la reindustrializzazione dell'area non è infatti stata accolta». Così è scattata la lotta dura e fino alle estreme conseguenze. Alle 6 di ieri mattina Valerio Garavaglia, consigliere di fabbrica delle Rsu, Daniele Colombo, Antonino Lazzara, Christian Imbrogno, Giorgio Garavaglia e Daniele Cera, sono saliti sul tetto, costruito con lastre di eternit di amianto, vecchie di decine di anni e pericolanti, decisi a rimanervi a tempo indeterminato. «Avevamo accettato l'accordo nella speranza che subentrasse qualche ditta capace di ricollocare tutti i lavoratori – ha spiegato Valerio Garavaglia -; il fatto di dover anticipare la cassa con i nostri soldi ci sembra davvero una presa in giro. Ci siamo sempre comportati correttamente durante le trattative, ma quando si esagera il vaso trabocca e così abbiamo deciso di intraprendere un'azione forte per far sentire la nostra voce» Il 10 settembre ci sarà un incontro a Roma, presso il Ministero del Lavoro. «Non scenderemo – ha ribadito Walter Montagnoli dei Cub - molti di noi con un mutuo sulle spalle, rischiano anche di perdere la casa».