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Tra selvaggio West e Pulp nell'inferno di "Euphoria"

Nella terza stagione, Rue (Zendaya) è uscita da scuola e finalmente si può concedere avventure senza freni...

Tra selvaggio West e Pulp nell'inferno di "Euphoria"
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Lo spirito che aleggia è quello western di Sergio Leone mixato a quello pulp di Quentin Tarantino. Il risultato non può certo ascriversi ai capolavori dei due grandi maestri, e dunque, per assaporare questa attesissima terza stagione, bisogna proprio amare il genere. Che è quello di Euphoria, un'immersione nel girone infernale, come nel Far West più selvaggio, di ragazzi dediti a droga, sesso malato, perversioni, malavita, che va oltre ogni immaginazione e si perde in situazioni irrealistiche, grottesche, scioccanti, spesso senza connessione con la trama. Con l'aggiunta dello sguardo naïf della protagonista Rue, interpretata dalla bravissima Zendaya, che si caccia nei guai con la leggerezza di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Insomma, se siete forti di stomaco allora tuffatevi negli otto episodi creati da Sam Levinson disponibili da oggi, uno a settimana su HBO Max, Sky e Now. Dopo quattro anni dalla seconda stagione della serie diventata un fenomeno generazionale, gli spettatori ritrovano i giovani protagonisti usciti dalle superiori: Rue (Zendaya) impantanata, letteralmente e metaforicamente, coinvolta nel narcotraffico, cooptata per attraversare il confine con il Messico tra scene disgustose come ingoiare ovuli pieni di Fentanyl e depositarli a destinazione espellendoli. Tra aridi deserti da attraversare, faide, violenza, prostituzione, donne trattate come bambole, Rue passa come una girandola da euforia chimica a disintossicazione, da autodistruzione a redenzione, attraverso anche una improbabile conversione cristiana. Ma tutti gli altri protagonisti sono svalvolati, come Cassie (Sydney Sweeney) che si vende su OnlyFans per pagarsi 50.000 dollari di fiori per il matrimonio.

Il tutto da prendere con grande ironia e leggerezza, altrimenti ci sarebbe da vietarlo ai minori. Da gustare le immagini di forte impatto. Meglio evitare di mettersi le lenti morali, come hanno fatto molti critici americani, altrimenti inutile anche cominciare a guardare gli episodi

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